Galeotto fu un articolo del gennaio 1974, ispirato da una frase di Mario Cotelli, su una pagina rosa della “Gazzetta dello Sport”. E fu subito mito. E fu subito “valanga azzurra”. Ai dieci eroici anni che lo hanno visto alla guida della Nazionale di Sci dedica un libro edito da New press di Como l’allenatore e giornalista sportivo valtellinese.

Commissario tecnico della Nazionale A di sci alpino nel 1969/1970, Cotelli mantenne la stessa carica per nove anni e la sua gestione fu la più vincente nella storia azzurra dello sci. Fu in quegli anni che, in Coppa del Mondo, l’Italia vinse cinque volte il titolo assoluto e dodici medaglie tra mondiali e Olimpiadi. Sotto la sua guida nacquero due tra i più grandi campioni dello sci tricolore, Gustav Thöni e Piero Gros.

«Il libro che ho pubblicato è un atto dovuto – dice Cotelli – Oggi con Internet è facile diffondere castronerie. Ho voluto dire la mia su dieci anni di lavoro, uscendo tra l’altro nell’anno in cui Alberto Tomba compie 50 primavere».

Cotelli ha iniziato la sua avventura con la “valanga”a fine anni Sessanta. «Era il periodo – dice – in cui l’Italia iniziava ad alzare la testa, gli anni del boom che sprofondarono poi negli anni di piombo e della lira debole che si svalutava ogni giorno di più. Noi dello sci con le tante vittorie accumulate abbiamo rappresentato un momento di serenità per il Paese. Che si fermava letteralmente davanti alla tv quando gareggiavano gli atleti di questa squadra mitica. E stiamo parlando di un periodo in cui le gare della coppa del mondo erano 25, la metà delle attuali. E non c’era ancora lo show business cui siamo ormai abituati. Per avere l’Eurovisione dovevi chiedere in ginocchio. Poi, capito il business, le federazioni ne hanno approfittato. In questo come in molti altri sport. Più gare vendi, più soldi incassi».

Ma quale è stato il segreto di Cotelli per formare questi assi? «Ogni atleta ha le sue caratteristiche, il segreto è non contare solo sulle proprie doti naturali ma applicarsi anche nella preparazione. Lo spirito di sacrificio è la cosa più importante. Altrimenti si rischia l’effetto meteora. Thöni ad esempio ha sempre lavorato moltissimo, si è sempre fatto trovare pronto quando contava davvero. Mentre Gros, se si fosse dedicato con maggior costanza all’allenamento, sarebbe stato piu efficiente in gara»