Nessuno batte un colpo dalle parti della Soprintendenza ai Beni ambientali della Lombardia. E un intero territorio resta con il fiato sospeso. In attesa di sapere se l’iter della variante della Tremezzina si possa finalmente concludere. Ogni giorno che passa potrebbe essere quello buono. Ma ogni giorno che passa rinvia a quello successivo.
È dalla fine di luglio che i cittadini e gli amministratori del Centrolago attendono il “rilascio” – persino un termine tecnico, paradossalmente, può avere un significato simbolico – del parere degli uffici della Soprintendenza. Imprigionato in chissà quale anfratto, questo parere è indispensabile per mandare avanti la progettazione esecutiva della variante. I cui tempi di realizzazione non saranno brevi: se tutto dovesse andare liscio, serviranno infatti almeno una decina d’anni. Ma come in tante altre vicende, serve un primo passo. E, in questo momento, il primo passo deve farlo la Soprintendenza.
Già a maggio, al termine di una serie infinita di riunioni tecniche, il sindaco di Tremezzina e deputato Pd, Mauro Guerra, aveva sparso un po’ di ottimismo sul futuro dell’opera spiegando che le modifiche al tracciato richieste dalla Soprintendenza erano state accolte e inserite nel progetto definitivo.
Il sì dei Beni ambientali era stato annunciato una prima volta per la fine di giugno, quindi per la fine di luglio e poi per gli ultimi giorni di agosto. Risultato: sta per chiudersi la prima decade di settembre e nessuno ha “rilasciato” il parere.
Per tutta il pomeriggio di ieri il Corriere di Como ha provato a chiamare la Soprintendenza ai numeri indicati sul sito istituzionale. Sia il centralino, sia gli interni dei funzionari che dovrebbero occuparsi della variante. Nessuna ha risposto. Il silenzio è stato imbarazzante.
Non tanto perché vi sia un obbligo a dare retta ai giornalisti, che spesso per mestiere finiscono per rompere le tasche a chi lavora. Ma perché ancora una volta è mancato un cenno a un territorio stanco e avvilito. Un territorio che aspetta da anni di uscire dall’incubo del traffico che intasa e soffoca.
Il sindaco di Sala Comacina, Ivonne Mondelli Traversa, conferma l’assenza di notizie. «Ci hanno chiesto pazienza sino alla fine di agosto, ma qui sembra che tutto sia lettera morta. Il ruolo della Soprintendenza è importante e utile, e non concordo con chi ne chiede l’abolizione. Ma sarebbe importante snellire tempi e burocrazia».
Il progetto della variante, dice ancora il sindaco di Sala, «è stato visto e rivisto e sistemato a più riprese. Qualche volta non si vive su questa strada, davvero adesso è arrivato il tempo di chiudere».
Secondo l’ingegnere Bruno Tarantola, dirigente dell’ufficio tecnico di Villa Saporiti e artefice della progettazione preliminare della variante, «dopo tutte le modifiche apportate su richiesta della Soprintendenza, l’impatto del tracciato ormai è minimo. Avevamo infatti avuto assicurazione che il parere sarebbe arrivato entro agosto».
Da parte di Tarantola non c’è il minimo accenno polemico, ma i suoi chiarimenti fanno capire come qualcosa non funzioni. «L’intero processo di revisione del progetto è stato condiviso – dice – abbiamo partecipato a una serie di incontri durante i quali sono stati concordati tutti i successivi passaggi».
Il punto è che senza il parere della Soprintendenza l’Anas è ferma. Non può cioè chiedere l’ok del Consiglio superiore dei lavori pubblici né quello del ministero delle Infrastrutture e della conferenza Stato-Regione. Soltanto al termine di questo calvario burocratico sarà possibile avviare la progettazione esecutiva, per la quale servirà un anno. E poi appaltare e costruire gli 8,5 km in galleria.