Una serie di dipinti intitolati semplicemente

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, seguiti dalla numerazione romana “I, II, III…” vanno a costituire, “letti” in sequenza, una sorta di romanzo. Ciascun olio su tela è un preciso capitolo (qui accanto “Como VI”) in cui luce e forma narrano una città rarefatta eppure allo stesso tempo straordinariamente vivida. Sono così i soggetti di Stefano Venturini: ombre dense di cose e persone, atmosfere piene di luce in un tempo che pare sospeso. Superfici che si fanno piazza, spazi aperti con gente che passa, o ristà immobile, una bicicletta poggiata al muro, una giovane donna assorta nella lettura. Tutti insieme paiono emergere da un sogno, icone sfuggenti di una agorà effimera. Uno sfumare di bianchi e grigi ingloba anonimi volti che si sfiorano impercettibilmente. Nel linguaggio stilistico di Stefano Venturini, la luce ha un ruolo decisivo: che piova dall’alto, che si faccia largo dal fondo di una via o che si insinui tra le mura dei palazzi è lei a dare corpo alle strade di Como, a disegnare le ombre, che, al contrario di quel che accade nella caverna di Platone, paiono le uniche ad avere il diritto di realtà. La luce ha pure la preziosa funzione di fondere insieme natura e artificio. Pareti, finestre, mura fanno un tutt’uno con l’umano. Una simbiosi di pietra e carne che la pittura di Stefano Venturini restituisce come poesia visiva.«I suoi “paesaggi” esprimono l’immediatezza dell’esperienza visiva – ha scritto Elena Di Raddo – La folla rende anonime le persone, ne appiattisce le caratteristiche individuali: così le loro fattezze appaiono sfocate, sfuggenti, come gli attimi distratti delle nostre giornate. Il movimento, che non è quello fisico, ma quello psicologico dell’élan vital nietszchiano, coinvolge il singolo uomo e lo porta a farsi parte di un tutto, la folla, appunto».

Katia Trinca Colonel

 

Stefano Venturini è nato a Blevio nel 1956. Ha frequentato l’Istituto Carducci di Como diplomandosi come disegnatore tessile. Ha fatto parte del Gruppo Artistico Erbese ed è tra i fondatori del Laboratorio Quartodecimo di Como. Sue opere sono state esposte nelle collettive organizzate dal Gruppo Quartodecimo. Ultima, in ordine di tempo, la mostra “Le stanze dell’arte” allestita alla Caserma de Cristoforis a Como lo scorso ottobre.