Verso il ballottaggio. Maurizio Traglio: «Vinciamo se la gente torna alle urne»
Politica

Verso il ballottaggio. Maurizio Traglio: «Vinciamo se la gente torna alle urne»

Tre giorni di campagna elettorale. Poi il voto finale. Dentro o fuori. Il candidato del centrosinistra al ballottaggio del capoluogo, l’imprenditore Maurizio Traglio, 61 anni, traccia il suo personale bilancio.
«Se penso alle storie delle persone incontrate, alla scoperta delle diverse facce della città, alla partecipazione dei cittadini, il bilancio è positivo. Da un punto di vista umano, una campagna di questa natura e di questa intensità ha di per sé un significato di grande rilievo».
Teme l’astensionismo o pensa che possa favorirla?
«Spero che molta gente torni ai seggi. Il voto di chi per ragioni diverse si è astenuto può determinare o meno la svolta della città. Sappiamo di poter vincere se la partecipazione sarà elevata».
Si è chiesto perché la maggioranza dei comaschi non sia andata a votare e il perché del successo di un candidato come Alessandro Rapinese?
«La ragione del successo di Rapinese è la disaffezione verso le istituzioni, ma anche la consapevolezza del fallimento della politica. Questo voto si recupera dando prova evidente che le cose possono cambiare. Ciò che è successo negli ultimi 15 anni – prima il delirio e i disastri del centrodestra e poi il tentativo di Lucini di ricomporre i cocci – ha allontanato i comaschi dalla politica tradizionale».
Lo strappo con la sinistra e con Bruno Magatti non è stato ricomposto e non è stato possibile trovare un accordo in vista del ballottaggio. Come pensa che si comporteranno gli elettori?
«Abbiamo cercato di essere costruttivi e aperto a tutte le forze interessate a co-progettare il futuro della città. È chiaro che Magatti ritiene il nostro progetto poco interessante, altrimenti avrebbe scelto diversamente».
Crede che gli elettori di Magatti cambieranno idea? E perché dovrebbero farlo?
«Gli elettori della sinistra e quelli che hanno scelto Magatti al primo turno hanno, come in realtà tutti i cittadini, una responsabilità rilevante: scegliere chi dovrà condurre questa città nei prossimi 5 anni. Non credo che rimarranno a casa o che vogliano premiare il centrodestra. Il voto resta comunque uno spartiacque».
Sono superate le incomprensioni sorte con il Pd?
«Non so per quale motivo una mia riflessione sul voto al primo turno sia stata interpretata come un disallineamento dal Pd. Non sono critico verso il Pd, speravo soltanto che avesse più voti. Tra noi c’è un rapporto leale».
Però non ha indicato alcun nome dei Democratici per la sua eventuale giunta.
«Tra le persone che fanno parte del Partito Democratico sicuramente ce ne sono alcune che daranno il loro contributo nel governo della città».
Che cosa farà nei primi 100 giorni da sindaco?
«Mi occuperò della struttura amministrativa con la scelta dei dirigenti. Molta attenzione sarà riservata all’analisi del bilancio per stabilire le priorità e dar seguito ai progetti in corso. Un’altra cosa che faremo è istituire un ufficio in grado di poter intercettare le risorse stanziate nei bandi europei e nazionali».
Lo aveva fatto anche Lucini assegnando una delega specifica all’assessore Gisella Introzzi.
«Temo che non abbia avuto molto successo».
L’ultimo consuntivo ha consegnato ai futuri amministratori un cospicuo “tesoretto” in conto capitale. Come lo utilizzerà?
«Nell’immediato ne investiremo una parte rilevante nel rifacimento strutturale delle scuole e degli impianti sportivi, due priorità su cui bisogna intervenire subito».
Lei ha già indicato 4 assessori e polemizzato con il suo avversario che invece non ha detto niente sulla futura giunta.
«È suggestivo che Landriscina abbia parlato di “poltrone” affrontando questo tema. Noi ne abbiamo fatto una questione di competenze e di trasparenza. Cosa impossibile per il candidato del centrodestra che resta ostaggio dei partiti della sua coalizione».
Nei giorni scorsi il Comune ha coperto con il bitume i lastroni di piazza del Popolo. È stato un po’ come asfaltare un pezzo della storia architettonica della città. Che ne pensa?
«Perché sia stato fatto non lo so. Posso immaginare che sia stata una disattenzione. Certamente io avrei agito in modo diverso. Il valore di quei lastroni non è esclusivamente riferibile ai materiali in sé ma a tutta l’architettura antistante la Casa del Fascio».
Ma per stare più attenti alla storia della città che cosa serve? Soltanto maggiore accortezza?
«Servono assessori e dirigenti che abbiano contezza della storia della città».
Se dovesse vincere smetterebbe di fare l’imprenditore?
«Il sindaco è qualcuno che intraprende qualcosa, non dirige però un’azienda ma una città, assumendosi quindi grandi responsabilità. Se vincessi non potrei certamente continuare a seguire come faccio oggi le aziende che amministro, non ne avrei il tempo».
E se dovesse perdere, che cosa farebbe?
«Mi impegnerò per la città lavorando dall’opposizione affinché il governo della città sia il più equilibrato possibile. Ben sapendo che non sarebbe così, con il centrodestra al potere avremmo una gestione della città senza alcuna prospettiva».
Da. C.

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22 giugno 2017

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