Da un vertice all’altro con la soluzione in tasca e nessuna voglia di scrivere la parola fine. Domani e martedì, a Lugano, è in programma la quarta edizione del Forum per il dialogo Italia-Svizzera. Nella città ticinese sono attesi i ministri degli Esteri di Berna e Roma, Didier Burkhalter e Angelino Alfano , i quali avranno certamente modo di affrontare ancora una volta il tema – irrisolto – del nuovo accordo sulla doppia imposizione dei frontalieri e sull’accesso delle banche elvetiche al mercato italiano.

Nel forum, che si apre alle 11 nell’Aula magna dell’Università della Svizzera Italiana si discuterà di quattro temi principali: trasporti, industria 4.0, promozione della lingua italiana e migrazioni. Il convitato di pietra, come sempre in questi ultimi anni, sarà tuttavia il difficile rapporto tra il Ticino e le province italiane di frontiera. Presentando ieri il forum di Lugano, il “Corriere del Ticino” ha intervistato l’ambasciatore di Berna in Italia, Giancarlo Kessler e il suo omologo italiano a Berna, Marco Del Panta. Sulla questione chiave – l’eterno rinvio della decisione sul nuovo accordo fiscale – i diplomatici non sono stati in grado di dare risposte certe.

Entrambi hanno tentato di rassicurare sui tempi di ratifica dell’intesa, ma alla fine non hanno fatto che ripetere quanto detto già più volte in precedenza. «Sui frontalieri – ha detto Del Panta – l’Italia ha dato atto dei notevoli passi avanti compiuti dalla Svizzera, ricordando di essere in attesa dell’attuazione definitiva delle due condizioni a suo tempo poste per la firma: la rimozione delle discriminazioni verso gli stranieri (penso al casellario, tuttora in vigore, nonostante l’importante apertura del Consiglio di Stato) e la soluzione “euro-compatibile” all’iniziativa popolare del 9 febbraio 2014, che entrerà in vigore fra qualche mese». Un bel dì vedremo se si leva un segnale di fumo da Berna dopo quello lanciato da Bellinzona, insomma. Il fatto è che non siamo sulla scena della Butterfly, ma in una regione di confine dove si attende, non senza preoccupazione, l’esito di una trattativa che si protrae ormai da quasi tre anni.