La domanda inevitabile, dopo la notizia della chiusura del viadotto è come sia possibile che un’infrastruttura inaugurata nel giugno del 2003 presenti, dopo soli 14 anni, problemi tali da portare alla chiusura. Per rispondere interviene il professor Pier Giorgio Malerba. «La casistica è molto varia e non è così impensabile che si verifichino simili situazioni – dice il professore – Il viadotto dei Lavatoi ha inoltre una forma particolare: entra leggermente orizzontale, prosegue in discesa poi risale, scavalca la ferrovia e arriva contro un monte. Si tratta di una geometria complessa e ciò significa che la trasmissione di forze dal corpo del ponte – diviso in più segmenti – al sistema sottostante, agli appoggi, sia complesso. In questi casi, magari dei difetti iniziali nel posizionamento degli appoggi o nel loro orientamento abbiano col tempo portato a tale risultato. Non c’è però una causa scatenate».

Intanto il Comune di Como si sta attrezzando con la segnaletica necessaria per comunicare i percorsi alternativi. La viabilità infatti ora si sposterà su tutti i percorsi che naturalmente venivano utilizzati prima della realizzazione del ponte. Ecco alcuni dei tracciati individuati: sarà possibile, ad esempio per chi si muove verso Erba, utilizzare la strada che costeggia di fatto il viadotto. Da Camerlata a via Turati, poi la discesa in via Donatori di sangue e la risalita verso la Oltrecolle. Oppure si potrà deviare sulla Canturina fino a Capiago, da qui la deviazione per Montorfano e tutti i comuni adiacenti. Sono solo alcune delle possibilità per muoversi. Il vero test sarà, qualora la riapertura dovesse avvenire a fine settembre, la riapertura delle scuole.