Viadotto dei Lavatoi, la Corte dei Conti passa al setaccio l’intera opera
Città, Cronaca

Viadotto dei Lavatoi, la Corte dei Conti passa al setaccio l’intera opera

Il viadotto dei Lavatoi Il viadotto dei Lavatoi

Al vaglio della Procura di Como e della Corte dei Conti, ci sarebbe tutta l’opera. Dalla progettazione e realizzazione (dopo numerose sospensioni dei lavori e proroghe, le opere furono ultimate il 30 maggio del 2003) fino all’ultimo intervento della scorsa estate per mettere un tampone alle falle che, ormai era evidente, si erano aperte.

Stiamo parlando del viadotto dei Lavatoi che, dopo gli articoli dei quotidiani di questi giorni, è finito al centro dell’attenzione anche della Procura contabile e del pubblico ministero Mariano Fadda. Ma se su quest’ultimo punto il fascicolo non ha ipotesi di reato e nemmeno nomi iscritti sul registro degli indagati, sul fronte della Corte dei Conti la strada pare più definita. Al vaglio ci sarà l’eventuale danno erariale successivo alla realizzazione del ponte e alla attuale situazione di difficile risoluzione.

Era stato proprio il Comune di Como, tramite il sindaco Mario Landriscina, a presentare un ricorso in Tribunale per chiedere un accertamento tecnico preventivo sul viadotto. Appuntamento di fronte al giudice di Como fissato per la prossima settimana. In quell’atto Palazzo Cernezzi chiedeva già di «accertare responsabilità» in merito alle «problematiche riscontrate» sul ponte, «al fine di vedersi risarcire nel successivo giudizio di merito, dal soggetto o dai soggetti ritenuti responsabili, il conseguente danno patrimoniale e non».

Nell’udienza – che sarà il 14 febbraio – sono stati poi invitati a comparire alcuni soggetti come l’impresa costruttrice (di Bologna), i tre direttori dei lavori, il collaudatore tecnico-amministrativo, il collaudatore statico, i dirigenti del settore reti dal 2009 al 2017 e gli assessori che si sono succeduti sullo scranno del Comune. Dieci persone in tutto che – nel caso il tribunale dovesse dare il via libera – potrebbero partecipare al sopralluogo sull’opera viaria.

Giovedì poi, come detto, dopo l’eco di questi recenti fatti – evidenziata dal sopralluogo del 25 gennaio scorso compiuto dal professor Malerba che aveva evidenziato l’esigenza di «intervenire con la massima urgenza» – in Comune a Como è arrivata la Tributaria della guardia di finanza con un duplice mandato, sia dalla Corte dei Conti sia dalla Procura lariana.

Ore di lavoro tra i corridoi di Palazzo Cernezzi per acquisire e duplicare ogni documento (relativo al ponte) che verrà poi passato al setaccio. La progettazione ovviamente, ma soprattutto la realizzazione e tutte le successive opere di intervento, dal 2009 fino alla scorsa estate.  Nelle carte dell’inchiesta è infatti emerso che i problemi erano noti fin da 2009, quando in una relazione del consulente del Comune di Como si leggeva: «La situazione non appare ancora tale da connotare potenziali pericoli, sebbene debba essere necessariamente e rapidamente risolta, comunque prima dell’avvento del prossimo autunno».

Il problema è che da quell’autunno del 2009 di stagioni ne sono passate tante e, come fa notare Palazzo Cernezzi nel suo atto presentato in tribunale, tali lavori «non sono stati a tutt’oggi eseguiti». In Comune intanto ci si affida «con fiducia al lavoro della magistratura» (contabile e non, ndr) e intanto si inizia a pianificare il passaggio obbligato di questa storia, forse quello che più interesserà i cittadini: quello che porterà a una nuova chiusura del viadotto per un tempo difficile da quantificare.

10 febbraio 2018

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Mauro Peverelli mpeverelli@corrierecomo.it


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