Una ventina di lettere raccomandate e un unico obiettivo: mettere in mora tutti coloro i quali avrebbero potuto o dovuto fare qualcosa per evitare i problemi strutturali del viadotto dei Lavatoi. La maggioranza che governa da luglio il Comune di Como sceglie anche la carta legale per affrontare la questione più spinosa sul tavolo. E non bada alle possibili conseguenze politiche.
Tra gli ex amministratori “avvisati” dalla dirigente del settore legale di Palazzo Cernezzi ci sono infatti anche la presidente del consiglio comunale, Anna Veronelli e il consigliere di Forza Italia Enrico Cenetiempo. Due nomi importanti, “colpevoli” di essere stati in giunta dal 2009 in avanti. La messa in mora del capoluogo riguarda difatti sindaci, assessori, dirigenti e tecnici che dal giugno di 8 anni fa – da quando cioè «emerse un anomalo quadro cinematico della struttura» del viadotto – nulla fecero per evitare il degrado progressivo del viadotto.
Nella lettera agli ex assessori, datata 23 novembre e firmata dall’avvocato Antonietta Marciano, si leggono in modo chiaro le contestazioni rivolte a chi ha guidato la città negli anni scorsi.
Nel giugno 2009, scrive Marciano, venne «redatta una relazione in cui, dato atto della necessità di realizzare opere urgenti, si affermava la necessità di una successiva fase di intervento» nella quale si sarebbero dovute completare alcune operazioni: «la rifunzionalizzazione di tutti i giunti strutturali» del viadotto; «la sostituzione del giunto di pavimentazione su Sp2» e il «ricentraggio degli impalcati e degli apparecchi di appoggio con verifica e eventuale sostituzione di questi ultimi». Lavori mai portati a termine, anzi a dire il vero mai nemmeno iniziati. Nonostante fondi pure cospicui fossero stati stanziati a bilancio, ad esempio durante il mandato della giunta di centrosinistra.
Di qui, la «contestazione» del Comune di Como ai suoi ex amministratori (estesa in realtà anche ad alcuni tecnici e ai realizzatori del viadotto) «per i danni subiti e subendi sia per la mancata efficace programmazione e conseguente realizzazione degli interventi, previsti sin dal 2009; sia per la mancata assunzione di provvedimenti idonei a contestare i rilevati vizi dell’opera».
Le ultime righe della lettera del settore legale di Palazzo Cernezzi sono una promessa poco amichevole: «Atteso che è ancora in corso il procedimento per l’approvazione dei lavori che dovranno essere eseguiti sul viadotto dei Lavatoi, alla presente seguirà la puntuale contestazione del danno procurato».
«Non ne sapevamo nulla, la giunta ha deciso senza discuterne con la maggioranza», è il commento di Enrico Cenetiempo. Il quale non nasconde l’irritazione per un atto che giudica forse inopportuno. Più ironico, invece, il giudizio di Bruno Magatti: «Hanno messo in mora oves et boves et universa pecora. Per non saper né leggere né scrivere è stato chiamato in causa pure chi non ha mai avuto alcuna competenza in tal senso. È triste vedere il Comune di Como trasformarsi nel luogo del tutti contro tutti, ma è un chiaro sintomo di chi non sa che fare».