Le 24 pagine della relazione di Giorgio Malerba sul viadotto dei Lavatoi contengono – oltre alla questione della difformità tra progetto e realizzazione – almeno un altro passaggio che suscita molti interrogativi: quello relativo al collaudo statico dell’opera effettuato prima dell’apertura, nel 2003.
Un collaudo che viene contestato almeno in tre diversi elementi.
Quanto scritto da Malerba è chiarissimo nei primi due punti: «a) Nel certificato di collaudo non si fa cenno alle forniture riguardanti appoggi e giunti, né alla relativa documentazione (omologazione, caratteristiche, certificati e altro); b) Non è precisato se nel corso delle ispezioni sono stati esaminati anche appoggi e giunti». Dato che proprio i giunti e gli appoggi delle campate sono al centro dei problemi che nei mesi scorsi hanno portato alla chiusura parziale del viadotto, le considerazioni di Malerba appaiono oltremodo sorprendenti. Un terzo punto, più tecnico ma ugualmente importante, riguarda le prove di carico i cui valori, a detta del docente del Politecnico, risultarono «molto elevati». Ebbene, «nel certificato di collaudo – scrive ancora nell’ottobre scorso Giorgio Malerba – questi risultati non sono richiamati, né commentati, né oggetto di valutazioni teoriche».
Tutto questo, sembra di capire, avrebbe forse potuto far scattare sin dal primo momento qualche campanello d’allarme. Così non è stato. Se responsabilità si debbano attribuire a qualcuno dovrà stabilirlo, ovviamente, un giudice. Certo è che l’intera vicenda si presenta complicata. E i tempi di questa decisione saranno sicuramente lunghissimi.

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