Como, viadotto dei Lavatoi (foto Antonio Nassa)

Como, viadotto dei Lavatoi (foto Antonio Nassa)

«Non corrispondono». Le due parole più incredibili della «relazione conclusiva» spedita dal professor Giorgio Malerba al Comune di Como e relativa allo stato di fatto del viadotto dei Lavatoi sono stampate nelle prime righe di pagina 6. E aprono un quesito a dir poco inquietante sul progetto del ponte costruito tra il 1999 e il 2003.

Malerba era stato chiamato in estate dal Comune di Como a valutare i necessari interventi per la messa in sicurezza del viadotto dopo che, a giugno, l’ufficio tecnico del capoluogo aveva evidenziato problemi strutturali molto gravi.

Per portare a termine il suo incarico, il docente del Politecnico di Milano, tra i massimi esperti in Italia nella costruzione di ponti e viadotti, ha consultato, com’è ovvio, l’intera documentazione relativa all’opera comasca. E alla fine ha stilato una relazione di 24 pagine, consegnata al Comune il 25 ottobre via posta elettronica certificata.

Alcuni passaggi di questa relazione sono già stati oggetto di articoli di stampa. Altri invece sono rimasti nell’ombra. Un paio in particolare, che a dire il vero sembrano incredibili anche agli occhi di un profano, quale può essere il cronista o il cittadino comune.

Il primo di questi passaggi, come detto, si trova a pagina 6 e riguarda la «rispondenza» tra l’opera realizzata e «il progetto originale».

Sulla base del «materiale disponibile allo scrivente», sottolinea Malerba, emerge che «i contenuti della relazione» del progettista «non corrispondono alle caratteristiche dell’opera come riscontrata in sito». Non solo. Aggiunge subito dopo lo stesso professor Malerba che «la relazione contiene una tabella con le caratteristiche degli appoggi diverse da quelle degli appoggi in opera».

Lo stesso perito incaricato dal Comune sfrutta a pieno, nella stesura della sua relazione, ogni possibilità offerta dal periodo ipotetico. Parla infatti di «materiale disponibile» e di progetto che «si suppone» sia quello «originale». Sta di fatto che, pur tra mille cautele, le affermazioni contenute nel documento aprono interrogativi di ogni genere. Non è la prima volta che un’opera, anche importante, viene modificata in corso di costruzione; i progetti, spiegano i tecnici, possono essere variati ma tra le carte si dovrebbe comunque trovare traccia di questi cambiamenti. I quali, se fossero significativi, si dovrebbero comunque giustificare con maggiori spese o varianti.

Nulla di tutto questo c’è, stando a quanto scrive Malerba, nell’incartamento del viadotto dei Lavatoi. L’unica certezza, almeno per il perito, è invece la difformità sostanziale tra progetto e manufatto.

Che cosa possa significare tutto ciò in termini giuridici o per le eventuali responsabilità non possiamo certo dirlo adesso. Non a caso la giunta ha chiesto al Tribunale l’accertamento tecnico preventivo che fotografi lo stato di fatto esistente del viadotto.
Un punto fermo, in pratica, dal quale ripartire per chiedere i danni a chi non abbia eventualmente provveduto alla necessaria manutenzione o a chi abbia commesso errori di progettazione o di costruzione.

Da. C.

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