Viadotto, tempi lunghi per l’accertamento
Cronaca

Viadotto, tempi lunghi per l’accertamento

Quali saranno i prossimi passi verso l’eventuale accertamento tecnico preventivo chiesto dal Comune di Como sul viadotto dei Lavatoi?
La domanda sorge spontanea, all’indomani della decisione del giudice Anna Introini che, sciogliendo la riserva assunta all’esito dell’udienza del 26 febbraio scorso, ha rigettato il ricorso nei confronti dei dirigenti Antonio Viola e Pietro Gilardoni e degli ex assessori Stefano Molinari e Daniela Gerosa che dunque escono dalla partita con tanto di riconoscimento delle spese legali (più di 3mila euro a testa) a carico proprio di Palazzo Cernezzi.
In “pista” – sulla via di un eventuale e futuro risarcimento del danno in sede civile – rimangono l’impresa esecutrice dei lavori, i tre direttori dei lavori, il collaudatore tecnico amministrativo e il collaudatore statico.
In tutto sei soggetti ai quali si aggiungeranno l’impresa cui vennero subappaltate le opere e le assicurazioni dei coinvolti.
Per questo, il giudice ha fissato una data – il 30 marzo – in cui ha autorizzato le chiamate in causa di altre eventuali parti che poi saranno verificate e vagliate nell’udienza dell’11 aprile. Quel giorno, presumibilmente, se tutto dovesse essere stato svolto in modo corretto, verrà anche messo nero su bianco il quesito da sottoporre al consulente che verrà poi nominato per l’accertamento tecnico preventivo. La vicenda tuttavia proseguirà, perché fin da ora si sa che dovrà essere successivamente fissata una ulteriore udienza per il giuramento del consulente e l’affidamento del citato incarico di perizia sul viadotto. Solo da quel momento inizierà l’iter che porterà all’inizio delle operazioni peritali sul ponte dei Lavatoi.
I lavori per la sistemazione del ponte potranno dunque iniziare solo dopo il sopralluogo.
L’accertamento tecnico preventivo invocato dal Comune sul viadotto, che dalla scorsa estate è chiuso al transito per i mezzi pesanti, nasce dall’esigenza di effettuare lavori urgenti per la messa in sicurezza della struttura.
La decisione del giudice Introini non è comunque un pregiudizio sulla vicenda, in quanto «le ulteriori eccezioni formulate dalle parti resistenti – si legge nella decisione – saranno esaminate, all’esito dell’accertamento tecnico preventivo, dal giudice del merito dell’instaurando procedimento civile». Del resto il Comune di Como non ha mai nascosto le proprie intenzioni, ovvero il chiedere di «accertare le responsabilità delle problematiche riscontrate al fine di vedersi risarcire i danni patrimoniali e non».
Ma, per arrivare a questo punto, di acqua sotto il ponte, anzi sotto il viadotto, ne dovrà passare ancora tanta. «C’è comunque soddisfazione per quello che ha deciso il giudice – commenta l’avvocato Pietro Mario Vimercati che assiste l’ex assessore Stefano Molinari – Sono state accolte in toto le posizioni delle difese che sottolineavano come mancassero le norme per coinvolgere nella causa assessori e dirigenti del Comune. Aspetti che noi ritenevamo evidenti fin da subito, per questo siamo rimasti perplessi di fronte alla volontà di Palazzo Cernezzi di proseguire su questa strada».
Ieri sulla vicenda era intervenuta anche la difesa di Antonio Viola (avvocato Elisabetta Di Matteo) che aveva sottolineato con soddisfazione come fossero state accolte tutte le «richieste e le eccezioni formulate».

10 marzo 2018

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