È durato un anno esatto il sogno del Comune di Como di dotare la città di un vasto sistema di videocamere anticriminalità disseminate sulle principali arterie urbane.
Con un documento ufficiale che risale a pochi giorni fa, infatti, Palazzo Cernezzi ha definitivamente alzato bandiera bianca e – almeno per il momento – cestinato l’ambizioso progetto.
Anzi, nello specifico ha revocato l’aggiudicazione definitiva a beneficio dell’impresa specializzata che, nel luglio dello scorso anno, presentò l’offerta migliore per installare le telecamere cittadine.
Da quel momento, però, tra amministrazione comunale e privati scoppiò quasi subito un contenzioso a suon di letteracce e carte bollate per una lunga e tortuosa questione di presunte tempistiche non rispettate, denunciati ritardi e altre accuse reciproche.
Fatto sta che le dieci strade cruciali del capoluogo lariano che avrebbero dovuto essere videosorvegliate 24 ore su 24 con occhi elettronici capaci di identificare in pochi secondi la targa di un veicolo rubato o ricercato, confrontarla con la banca dati del ministero dell’Interno e nel caso permettere una ricerca immediata, per ora resteranno sguarnite.
E non si trattava di viuzze secondarie: nell’elenco del piano anticriminalità predisposto dal Comune di Como figuravano infatti arterie più che strategiche nell’architettura della viabilità cittadina come ad esempio via Pasquale Paoli, la Statale per Lecco, via Varesina e così via.
Tuttavia, il bisticcio impresa-Comune ha provocato un effetto domino: dapprima la revoca dei 50mila euro concessi a Palazzo Cernezzi dalla Regione Lombardia, sul totale di 121mila euro.
E ora l’annullamento della gara svolta come detto nel 2016. Con un’unica consolazione: l’impegno dell’azienda a suo tempo vittoriosa di non avviare azioni legali o risarcitorie.
E.C.