VILLA PORRO LAMBERTENGHI È RIDOTTA COSÌ

Cassina Rizzardi: la Provincia è pronta a vendere
Il cartello giallo che avvisa “edificio pericolante, divieto di accesso” porta evidenti i segni del tempo ed è coperto di scarabocchi. Il cancello sul quale è appeso, arrugginito e privo di molte parti, a dispetto del divieto è aperto e privo di qualsiasi meccanismo di chiusura.
Beninteso, non che questo autorizzi a varcare la soglia. Ma certo non contribuisce a frenare vandali, ladri, senzatetto in cerca di un rifugio, giovani che vogliono trasgredire, semplici curiosi. Chiunque, semplicemente

spingendo un cancello aperto, può accedere a Villa Porro Lambertenghi. O meglio, a quello che resta della splendida dimora settecentesca, di proprietà della Provincia, completamente abbandonata dal 1978 e oggi ridotta a un rudere depredato di tutto quello che poteva avere un valore, deturpato dai teppisti, rovinato dal tempo e dall’incuria più totale. L’avvertimento “edificio pericolante” non è un modo di dire ma purtroppo una descrizione letterale della realtà dei fatti. Villa Porro Lambertenghi cade a pezzi.
«C’è un grosso buco nel tetto che non è stato sistemato e naturalmente lascia entrare l’acqua – esordisce il sindaco di Cassina Rizzardi, Paolo De Cecchi – Recentemente è crollata una soletta e ora quasi ovunque è evidente il rischio di ulteriori crolli. Gli architravi delle finestre in molti punti sono sgretolati e oggi siamo in presenza di edifici pericolanti. Purtroppo, l’amministrazione provinciale, proprietaria della struttura, non ha avuto riguardo né attenzione verso quello che era un gioiello».
Se sulle facciate esterne degli edifici il deterioramento della struttura è chiaramente evidente, all’interno dei locali la situazione è ancora più disarmante. Degli antichi soffitti e controsoffitti non resta praticamente più nulla, così come degli affreschi che decoravano i muri. Forse si è salvato qualcosa dei preziosi pavimenti, ma per accertarlo sarebbe necessario prima rimuovere lo strato di terra, polvere e detriti che ricopre completamente la superficie calpestabile, oltre 20mila metri quadrati.
In quello che era il salone delle feste, sono ancora chiaramente visibili i segni che dimostrano la presenza, fino a un passato recente, di un enorme quadro ovale e di decorazioni collocate sopra ciascuna delle quattro porte di accesso. «Effettivamente c’erano un dipinto prezioso alla parete e la rappresentazione delle quattro stagioni sopra le porte – sottolinea il primo cittadino – Ho chiesto più volte all’amministrazione provinciale di recuperare e mettere al sicuro almeno queste opere, ma non è mai stato fatto e sono state rubate».
Rubate anche numerose porte e finestre o altri elementi di valore quali le colonne dello scalone principale. «Sono state rimosse una ad una con precisione, è evidente – conferma De Cecchi – È rimasto solo il corrimano. Anni fa, dopo la chiusura della villa, l’amministrazione provinciale ha portato via alcune statue, parte degli arredi originali e delle opere d’arte. Qualche “pezzo” di valore lo ha recuperato e messo al sicuro anche il Comune di Cassina Rizzardi, ma purtroppo tutto quello che è stato lasciato negli edifici dopo la chiusura e l’abbandono dei locali è stato rubato o distrutto dai vandali».
Al rammarico per le condizioni di quella che era una splendida dimora di enorme valore, il sindaco aggiunge anche la preoccupazione per il forte rischio di incidenti.
«È inutile nasconderlo – dicono De Cecchi e il suo vice Ivo Bellù – l’accesso all’area sarebbe vietato, ma qui entrano comunque decine di persone. Anche pochi giorni fa ho chiesto l’intervento dei carabinieri per sbarrare la porta che dà sulla piazzetta del paese, ma si tratta di interventi pressoché inutili. Purtroppo qui, per curiosità o per il gusto di trasgredire, entrano anche i ragazzini. E il rischio di crolli improvvisi è davvero in agguato. C’è la probabilità che qualcuno si faccia male davvero. Non so più quante lettere abbiamo indirizzato alla Provincia, ma non abbiamo ottenuto risposte».
La responsabilità della situazione attuale, a detta del sindaco di Cassina, è da attribuirsi esclusivamente o quasi a Villa Saporiti. «In più occasioni hanno avuto la possibilità di vendere la villa e hanno sempre rifiutato – attacca De Cecchi – Negli anni Ottanta, l’amministrazione di Cassina Rizzardi aveva offerto alla Provincia un miliardo di lire per acquistare la dimora. Villa Saporiti invece ha sempre scelto la via della proposta di comodato d’uso gratuito, con offerte però della durata massima di 30 anni. È chiaro che si tratta di un periodo troppo breve per un privato che per la ristrutturazione dovrebbe investire almeno 10 milioni di euro».
Pietro Cinquesanti, assessore ai Lavori pubblici della Provincia, che da poco ha assunto anche la delega al Patrimonio, respinge ogni addebito e, a sorpresa, annuncia che l’amministrazione provinciale è pronta a procedere con l’alienazione di Villa Porro Lambertenghi. «Quando sono stato nominato alla guida dell’assessorato ho ereditato la villa e mi sono mosso subito per trovare una soluzione possibile per il recupero – dice Cinquesanti – Nel 2004 avevamo definito un progetto preciso per mettere la struttura a disposizione della Ca’ d’Industria. Avevamo stanziato 13 milioni di euro ed eravamo pronti ad andare alla gara d’appalto, ma c’è stato un cambio al vertice in Ca’ d’Industria e i nuovi amministratori hanno stoppato tutto».
«Non ho mai ricevuto proposte di privati che volessero acquistare la villa – prosegue Cinquesanti – Fallito il progetto della Ca’ d’Industria ho pubblicato un bando di gara per la concessione della struttura con funzioni pubbliche. Abbiamo pubblicizzato l’offerta anche all’estero per un anno ma nessuno si è fatto avanti».
Poi, il colpo a sorpresa: «Da qualche mese mi sono attivato per cambiare strategia – annuncia Cinquesanti – Ho proposto l’alienazione della villa. Ho già comunicato questa decisione alla Sovrintendenza e appena avremo tutti i documenti necessari pubblicheremo il bando. Il 2 novembre prossimo porterò l’argomento in commissione patrimonio e poi renderemo noto anche il valore di vendita».
Anna Campaniello

Anna Campaniello

Nella foto:
Un’immagine eloquente dell’interno di Villa Porro Lambertenghi, da tempo in rovina e preda dei vandali

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