Memorie lariane, in museo la mostra sulla Grande Guerra

© | . . Una manifestazione di commemorazione dei Caduti a Como nel 1927

“Como e la Grande Guerra” è il titolo della mostra allestita al museo storico Garibaldi di piazza Medaglie d’Oro a Como, per ricordare i quasi cento anni trascorsi dall’ingresso del nostro Paese nel conflitto. A riflettere su un’immane tragedia, che costò la vita a 650mila soldati e provocò oltre 900mila feriti da aggiungersi ai 600mila prigionieri e dispersi sono stati alcuni studenti del liceo “Giovio” di Como. Coordinati dai docenti Ornella Zagami e Antonio Larocca, gli alunni hanno condotto una ricerca d’archivio e analizzato il ruolo dei giovani, delle donne e della propaganda nell’evento bellico.
La rassegna, promossa dai Musei Civici, dal Liceo scientifico “Paolo Giovio” e dal Centro Studi Filippo Buonarroti, si avvale di un comitato scientifico composto da Salvo Bordonaro, Benedetta Cappi, Antonio Larocca, Isabella Nobile, Rachele Viscido e Ornella Zagami e si articola in tre sezioni: “I giovani nella bufera bellica”, “Il contributo delle donne-patologie nella Grande Guerra” e “Comunicazione e propaganda” (sezione che verrà aperta il 21 aprile alle 14.30).
Attraverso una serie di documenti provenienti dall’archivio della famiglia Libera, che ha annoverato al suo interno i soldati Costantino, attivo sul fronte del Piave, e Giuseppe, medaglia al merito di guerra, si rivivono gli anni del conflitto nel Liceo Volta: dalle disposizioni in caso di bombardamento alle lezioni sulla guerra. Dopo la disfatta di Caporetto, infatti, la scuola superiore si trasforma sempre più in un bacino di propaganda e molti studenti del Real Ginnasio partono per il fronte, sognando ideali patriottici.
Anche la scuola dei bambini cambia: i programmi scolastici vengono modificati. In geografia, ad esempio, si studia la configurazione del Carso, in scienze non mancano le armi e le munizioni, in storia è dato spazio agli emigrati italiani tornati in patria per combattere, mentre nelle ore di educazione fisica si va in visita ad ospedali militari, a fabbriche di munizioni o a laboratori di mutilati. L’obiettivo diventa quello di mostrare la guerra come evento quotidiano con cui convivere, attraverso un processo di rieducazione chiamato militarizzazione dell’infanzia.
Non è solo, però, il ruolo dei giovani ad essere affrontato dalla rassegna museale. Le donne assumono ruoli cardine e sono ritratte mentre svolgono lavori riservati agli uomini. Il che, unito ai riconoscimenti sociali ricevuti, denota il cambiamento in atto. Signore e signorine sono in prima linea in campo sanitario, in quanto la guerra ha provocato una notevole mobilitazione, si studiano le patologie relative alla situazione bellica e si affermano nuove tecniche di intervento medico-infermieristico.
La guerra verrà poi vista come il primo evento pubblicitario internazionale dell’età contemporanea nell’ambito della sezione in cartellone dal prossimo 21 aprile.
La mostra rimarrà aperta fino al 14 giugno. Orari: da martedì a sabato 9.30-12.30, 14-17, mercoledì 9.30-17, domenica 10-13. Ingresso libero.
Cristina Fontana

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