Comaschi pendolari della salute

Pendolari della salute, per scelta o per necessità. Migliaia di comaschi, ogni anno, si rivolgono a ospedali di altre province. L’esodo è obbligato, nel caso di prestazioni specialistiche non disponibili negli ospedali di Como, in particolare chirurgia pediatrica, toracica ed ematologia.
In altri casi, spostarsi oltre i confini provinciali è una decisione personale ragionata. Questa “fuga” registra un tasso elevato soprattutto per otorino, chirurgia plastica e vascolare, oculistica e urologia. I flussi di pazienti sono stati calcolati e analizzati dall’Asl che ha pubblicato numeri e cifre nel documento di programmazione 2015.
I dati sono riferiti al periodo compreso tra gennaio e ottobre dello scorso anno e fanno riferimento alla quota di malati comaschi che, per ciascuna specializzazione, si sono rivolti alle strutture dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, a un ospedale privato accreditato del territorio lariano oppure a un centro fuori provincia.
Analizzando i dati dell’esodo oltre i confini del territorio, emerge innanzitutto la questione delle specialistiche indisponibili negli ospedali lariani. Nel 2014, tutti i comaschi che hanno avuto bisogno di un intervento di chirurgia pediatrica, di cardiochirurgia, chirurgia toracica ed ematologia sono stati indirizzati in strutture di altre province. A questi si aggiungono i pazienti della chirurgia vascolare, un reparto non disponibile al Sant’Anna e non completamente strutturato in altri presìdi del territorio. In questo caso, i pendolari sono stati l’88%. Simile la situazione di dermatologia, con il 16% di ricoveri sul Lario, nei presìdi che fanno capo all’azienda ospedaliera di San Fermo e il restante 84% in altre province. Sul fronte opposto, gli specialisti che sono stati capaci di “tenersi” in casa il più alto numero di malati sono geriatri, psichiatri, esperti di patologia neonatale e gastroenterologi. Nel dettaglio, in questi settori la fuga è stata rispettivamente soltanto del 3,8, 12 e 18%.
Tornando ai pendolari della salute, la fuga è guidata dall’otorinolaringoiatria, che ha fatto registrare un 62% di pazienti comaschi che hanno scelto, per curarsi, un ospedale fuori provincia. Oltre la metà dei malati oncologici, esattamente il 59%, ha deciso di rivolgersi a una struttura oltre i confini lariani.
Ed è esattamente di uno su due il rapporto nel settore della riabilitazione neurologica.
Tra le specializzazioni che hanno perso una quota elevata di pazienti compaiono poi l’oculistica (49%), la chirurgia plastica (43%), l’urologia (38%), la neurochirurgia (37%), l’ortopedia (36%) e malattie infettive e tropicali (34%). Per quanto riguarda altri settori, sono circa 3 su 10 i comaschi che si rivolgono fuori provincia per chirurgia generale, ostetricia e ginecologia, chirurgia maxillo-facciale, neurologia, pneumologia e riabilitazione specialistica.
Concentrando l’attenzione soltanto sugli ospedali del territorio lariano, è possibile osservare il rapporto tra strutture pubbliche, che fanno capo all’azienda ospedaliera Sant’Anna, e private accreditate, in particolare Valduce, Fatebenefratelli di Erba, Villa Aprica, “Moriggia Pelascini” di Gravedona e “Cof” di Lanzo Intelvi.
Nel caso delle specialistiche più comuni, presenti nel pubblico così come nel privato, il rapporto è abbastanza equilibrato, anche se l’ago della bilancia tende comunque più verso le strutture accreditate.
Qualche esempio: per la chirurgia generale, i pazienti si rivolgono nel 31% dei casi alle strutture del Sant’Anna e nel 38% dei casi a quelle private accreditate. Il rapporto è di 34 a 37 per ostetricia e ginecologia, di 30 a 32 per l’urologia, di 33 a 37 per la cardiologia, di 23 a 41 per ortopedia e traumatologia e di 27 a 45 per la neurologia.
Gli ospedali pubblici risultano “vincenti” – oltre che nelle specialistiche in cui hanno l’esclusiva o quasi, su tutte otorino, chirurgia plastica e maxillo-facciale, pneumologia e nefrologia – anche per la pediatria, con un rapporto di 43 a 33, per la patologia neonatale, 53% rispetto ai 35% del privato e per la neurochirurgia, con il 45% dei malati comaschi che fa riferimento al Sant’Anna.
Anna Campaniello

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