Smog, a Como è scontro tra ambientalisti

Il perdurare della cappa di smog sul Lario, data per certa almeno fino a martedì prossimo (con condizioni meteo molto favorevoli all’accumulo di sostanze inquinanti nei nostri polmoni), apre un duello genere “cappa e spada” a distanza tra gli ambientalisti comaschi.
Mentre «per valutare il coinvolgimento delle altre Regioni della pianura padana» nei provvedimenti antinquinamento il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha convocato  al Pirellone tutti i Comuni lombardi e le istituzioni, tra ecologisti locali è scontro aperto.
Da una parte c’è il circolo Legambiente “Angelo Vassallo” che chiede a Palazzo Cernezzi provvedimenti drastici come quelli in arrivo da domani a Milano, con il blocco del traffico fino al 30 dicembre. Dall’altra l’assessore all’Ambiente Bruno Magatti, esponente della lista “Paco Sel”, che rimanda al mittente la richiesta.
«A causa del perdurare della gravissima situazione di inquinamento atmosferico che mette a rischio la salute dei cittadini», Legambiente «chiede urgentemente all’amministrazione cittadina di deliberare misure di contenimento del traffico (blocco) in concomitanza con quanto già deciso dai comuni di Milano, Pavia e altre città della Lombardia per i giorni 28, 29 e 30 dicembre». Inoltre «chiede di prevedere limitazioni al traffico (targhe alterne o altro) fino al rientro dei valori di inquinamento entro i limiti di legge per almeno tre giorni consecutivi».
«Sono misure simboliche – taglia corto Magatti – e tardive. Non sono d’accordo con proteste assolutiste e radicali. È fuori discussione che in questi giorni ci sarà una caduta verticale del traffico, causa la fine dello shopping natalizio, le scuole chiuse e le attività lavorative ridotte. Lancio piuttosto un allarme per Capodanno: lo scorso 1° gennaio lo smog fu oltre i limiti, peraltro in un contesto climatico diverso dall’attuale. È il risultato dell’aprire alla città a troppe auto, che peraltro parcheggiano ovunque senza controllo a San Silvestro. Pagheremo la festa con più smog».
«Non mi considero certo un neofita dell’ambientalismo – aggiunge Magatti – ma la battaglia non si vince con interventi che puniscono tutti senza accontentare nessuno».
È arrivata l’ora che l’ambientalismo faccia un salto di qualità, ecco il messaggio di Magatti: «Nei momenti di emergenza non può vincere il criterio del “fermi tutti”, Fin dal primo giorno di sforamento della soglia limite degli inquinanti a Como ho preso carta e penna e ho scritto alla giunta e alla città in termini chiari – ricorda Magatti – Ho ribadito che la cultura ambientalista si matura non generando allarmismi ma consapevolezza. Non è in altre parole dicendo “fermiamo il mondo” che si risolvono i problemi. Viviamo in una società complessa, dove vanno rispettate le esigenze di tutti. E per questo dobbiamo imparare a parlare un linguaggio diverso. Volete provvedimenti drastici in caso di emergenza? Bene, si annunciano con un anno di anticipo, se si ha il coraggio. Da un lato servono provvedimenti drastici di tipo selettivo, dall’altro è inutile pensare che la situazione migliori se solo uno degli attori in campo, l’amministratore pubblico, sente il dovere di mettersi in gioco. Mentre gli altri fanno quello che vogliono come prima».
Magatti fa qualche esempio concreto: «È intollerabile che nel 2015 ci sia una linea ferroviaria, la Como-Lecco, che va a gasolio. La stessa severità la uso con i bus di Asf: il parco mezzi non è irreprensibile sul piano della riduzione delle emissioni nocive. E pensiamo all’edilizia privata: se sto in un condominio alimentato a gasolio, devo sentirmi a disagio in situazioni di smog eccessivo come questa. E l’edilizia pubblica? Pensiamo al teleriscaldamento, che secondo me merita nuovi investimenti: a Como arriva fino in fondo alla Napoleona. Altri 350 metri e arriveremmo ad alimentare importanti edifici come il Catasto e la Questura. E arriviamo infine alle scelte personali: se come cittadino non mi sento in imbarazzo a scegliere un pesantissimo Suv piuttosto che un’auto ibrida, la situazione non migliorerà di certo. Questa è politica, non provvedimenti che sparano a caso nel mucchio».

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