Cultura e spettacoli

Il nuovo romanzo di Giovanni Casaura

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Un forte amore lega Giovanni Casaura al Sudamerica e in particolare al Perù, basti leggere la sua pagina Facebok. Dopo tante pagine di testimonianza letteraria legate al suo Sud italico, ecco ora che proprio in Perù, tra Lima e Cuzco, l’autore comasco ambienta un nuovo romanzo, il suo 19esimo libro se non andiamo errati, primo di una trilogia tutta “dalla parte di lei” ossia dedicata alla donna, all’altra metà del cielo come si diceva un tempo. Il romanzo si intitola “Un giorno come un altro”, Edizioni R.E.I., euro 15. L’autore, noto, quanto apprezzato, nel panorama letterario, non solo italiano, per le sue numerose precedenti pubblicazioni di saggi letterari, raccolte di poesia, opere teatrali, racconti e romanzi, è nato a Ruviano, ridente paese del Medio Volturno, e vive a S. Fermo della Battaglia. Ha insegnato a Como al Liceo Classico “Volta” e ha diretto il Liceo annesso al Conservatorio. Suoi racconti e liriche sono inclusi in diverse antologie. È stato premiato in Concorsi internazionali e ha vinto l’edizione 2007 del “Premio Matteotti della Presidenza del Consiglio dei Ministri” con “L’erede del Podestà”, il romanzo iniziale della nota e fortunata trilogia “Vita di un uomo normale”, che ha come protagonista il personaggio di Onofrio Domusuro. “Un giorno come un altro” invece come detto è il primo romanzo della trilogia “Voci di donne” che analizzando i fatti fondanti della vita umana e le relative profonde motivazioni ha al centro della narrazione le vicende di personaggi femminili di una famiglia del Perù. Proprio la centralità nella esperienza esistenziale umana della famiglia come istituzione e come cellula vivente , forse l’unica capace di porsi come barriera di riparo contro gli strali del destino pronti sempre a colpire gli uomini, di ogni tempo e di ogni latitudine, è uno dei temi che in questa prima tappa del trittico fanno da cornice strutturante alla narrazione tutta vista come si diceva dalla parte delle donne, in un contesto “di confine” come l’ex impero Inca, a sua volta territorio di sanguinosi riti di passaggio della storia, testimone di planetarie rivoluzioni e mutazioni, luogo in qualche modo simbolico della vita come esperienza del margine, del dialogo non sempre equanime e sereno ma necessario e dettato dal destino, tra entità diverse, tra luce e ombra, tra bene e male. Nel romanzo di Casaura non si dimenticano facilmente figure come la protagonista Hilda, donna fragile ma al tempo stesso tenace, che vive drammaticamente la sfida della povertà, poi quella del tradimento e infine il gorgo della depressione e in particolare di quella post-partum. Né si dimentica la figura della sua nonna Asunciòn, simbolo di tutte le anonime e dimenticate donne che come vittime sacrificali hanno saputo reggere sulle proprie spalle magari apparentemente fragili ma solidissime sul piano dell’etica e del cuore famiglie altrimenti votate allo sfacelo, alla disintegrazione, alla polverizzazione. A rappresentare in modo diametralmente opposto la parte maschile ci sono le figure del marito di Hilda, apparentemente burbero e scontroso ma capace di accenti di profonda umanità, da un lato, e dall’altro la ferinità volgare di chi pensa solo al proprio egoismo come il violentatore in cui si imbatte a un certo punto Hilda o l’ubriaco e manesco marito di nonna Asunciòn. Il libro di Casaura verrà presentato l’11 gennaio alle 18 a Milano al Teatro Officina di via Sant’Elembardo 2 (Metro MM1 fermata stazione Gorla). Ingresso libero. In attesa degli sviluppi narrativi della trilogia che specie il finale in drammatico crescendo di questo primo libro promette ghiotti (e non intendiamo spoilerare alcunché ma avvisiamo proprio di godersi appieno il crescendo finale) va considerato il libro di Casaura fin dalla copertina come la rappresentazione della vita come rito di passaggio, da momenti di luce a momenti di ombra. E l’importante è farlo sempre con serenità e a testa alta anche se non sempre ci si riesce al meglio. Fin dalla copertina, si diceva, il libro di Casaura (aveva ragione Genette a suggerirci di leggere un libro fin dal suo “paratesto”) suggerisce quanto è importante che la narrativa si occupi di temi come questi, perché ritrae un  quadro del maestro Alessandro Trani, “Alfa 2”, tecnica mista su tela – cm. 70 x 100, anno 2015, che mette in scena in una sorta di paesaggio interiore od onirico proprio i vari strati cromatici di luce ed ombra che compongono il mosaico della vita. Trani, fa sapere Casaura su Facebook, sarà presente alla presentazione e probabilmente porterà da Roma la sua opera.

6 gennaio 2016

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Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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