Cultura e spettacoli

Il Bagutta a Di Stefano e Maurensig

 

In un periodo in cui si parla insistentemente di crisi della narrativa, nell’anno appena passato ci sono stati almeno due libri che hanno mostrato invece una bella vitalità: Ogni altra vita di Paolo Di Stefano, edito dal Saggiatore, e Teoria delle ombre di Paolo Maurensig (Adelphi). Forte di questa considerazione, la giuria del Premio Bagutta – presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e composta dalla critica d’arte di origine comasca Elena Pontiggia oltre che da  Rosellina Archinto, Silvia Ballestra, Eva Cantarella, Pietro Cheli, Elio Franzini, Umberto Galimberti, Piero Gelli, Andrea Kerbaker, Ranieri Polese, Enzo Restagno, Mario Santagostini, Valeria Vantaggi e Orio Vergani – ha deciso di assegnare a entrambi, ex aequo, il riconoscimento per il 2016.  Nella loro ovvia diversità, i due libri hanno convinto la giuria soprattutto per alcuni aspetti riconducibili a una matrice comune. Da un lato, entrambi traggono origine da storie private del passato: se Di Stefano per la sua “storia di italiani non illustri”, come recita il sottotitolo del suo libro, si è ispirato ad alcuni manoscritti conservati nell’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, Maurensig ha invece rievocato la vicenda di Alexandre Alekhine, controverso campione del mondo di scacchi, morto in circostanze misteriose in Portogallo appena dopo la seconda guerra. E nei due libri le vicende personali sono l’escamotage per parlare del mondo e delle sue vicende: la grande storia attraverso le piccole, come nella migliore tradizione narrativa. Abbastanza differente, invece, il ritmo: più diretto, con ampio uso delle citazioni quello di Paolo Di Stefano, firma autorevole del “Corriere della Sera” che conferma anche in questo libro la forza del cronista culturale ben nota ai lettori del Corriere della Sera; più lenta, letteraria, la prosa di Maurensig, col ritmo meditato delle partite di scacchi. E tuttavia, pur in questa diversità, entrambi i libri mostrano uno stile molto sorvegliato, che non indulge mai all’eccesso, alla parola di troppo che renderebbe l’insieme ridondante. Il premio per l’opera prima è stato assegnato a Nadia Terranova che nei suoi Anni al contrario (Einaudi) ha rievocato il periodo degli anni di piombo, attraverso la storia di una giovane coppia siciliana che si forma in quel decennio complesso. Come di consueto, il più antico premio letterario italiano (fondato a Milano nel 1927: questa è l’edizione numero 89), verrà assegnato nella cena di domenica 31 gennaio all’omonimo ristorante,  tradizionale ritrovo per tutto il mondo culturale milanese e non solo. Il libro di Maurensig è tra i potenziali ospiti della prossima edizione della kermesse culturale comasca “Parolario”.

25 gennaio 2016

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Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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