I sindacati di polizia: «Contro i ladri più agenti e certezza delle pene»

(m.d.) Emergenza furti a Como e a Lecco, territori tra i più martoriati d’Italia. Lo certificano i dati sulla qualità della vita pubblicati lunedì dal “Sole 24 Ore”. Numeri impietosi che relegano il Lario in fondo alla classifica, come avviene da diversi anni: su 110 province, Como è al 104° posto, Lecco un gradino più in basso, al 105°. Soltanto ad Asti, Forlì-Cesena, Lucca, Savona e Ravenna svaligiano più case che in riva al Lario.
Como e Lecco sono aree ricche, facilmente raggiungibili dalle periferie milanesi da dove spesso partono i raid dei predatori. E poi i lariani sono forse più ligi di altri a denunciare i furti in casa.
Secondo il “Sole 24 Ore”, in provincia di Como ogni 100mila abitanti ben 625 hanno subìto un furto (dati relativi al 2015), mentre nel Lecchese gli appartamenti svaligiati sono stati 629, sempre ogni 100mila abitanti. In cima alla classifica vi è Potenza con appena 113 furti ogni 100mila abitanti.
Ricchezza, pendolarismo criminale, questi i guai del Lario? «Il nostro territorio è bersagliato dai furti – afferma Ernesto Molteni, segretario provinciale del Sindacato autonomo di polizia (Sap) – Non solo siamo una provincia ricca e appetibile, ma soprattutto manca un adeguato controllo del territorio. Noi siamo in pochi e gli organici sono carenti per tutte le forze dell’ordine. Nonostante gli sforzi nostri, dei carabinieri e di tutti gli altri colleghi, non si riesce a garantire un controllo sufficiente. La verità è che siamo in pochi. E questi dati sono uno schiaffo in faccia a tutti quei burocrati che vanno dicendo che non c’è alcuna emergenza, probabilmente vivono su un altro pianeta».
Le bande di malviventi che partono dal Milanese per colpire sul Lario e dileguarsi sfruttando l’ampia rete stradale sono un fenomeno sempre più diffuso. «Il pendolarismo da Milano in buona parte esiste, sanno che qui il territorio è meno presidiato e più ricco e poi le abitazioni sono spesso più isolate rispetto ai palazzi di città – aggiunge Molteni – Senza dimenticare l’impunità, sanno che non rischiano niente nemmeno se vengono fermati, chi rischia è il povero cittadino se tenta di reagire e finisce per trovarsi magari dalla parte del torto. Lo Stato deve cambiare registro: servono più agenti e norme più severe».
Concorda sull’analisi Paolo Tabbacco, segretario provinciale del Sindacato italiano unitario lavoratori polizia (Siulp). «Como e Lecco sono province ricche, i collegamenti stradali con Milano sono facili e si tratta di territori molto estesi, difficili da presidiare, per quanti sforzi la Questura faccia – spiega Tabbacco – Le forze dell’ordine, polizia e carabinieri, non riescono a coprire l’intera provincia, la rete è a maglie troppo larghe, noi per esempio non abbiamo commissariati sul territorio. E poi ci sono gli altri servizi di ordine pubblico, per esempio la gestione dei migranti, che distolgono agenti».
Anche la tipologia di urbanizzazione incide nel primato negativo del Lario. «Nella nostra provincia molte abitazioni sono villette isolate, più facili da colpire – sottolinea il segretario del Siulp – Noi, come tutti gli altri colleghi, facciamo i salti mortali per cercare di prevenire e reprimere i furti, il questore è molto impegnato su questo tema: spesso chiede l’ausilio del reparto prevenzione crimine di Milano che viene ad aiutarci nel controllo del territorio. Poi però si apre il capitolo della certezza della pena: chi svaligia le case sa di rischiare poco o nulla. Eppure si tratta di reati traumatici per chi li subisce».
Il pendolarismo dei furti? «Esiste eccome – conclude Tabbacco – Noi abbiamo arrestato malviventi che provenivano dal Milanese e che erano prevalentemente albanesi, anche se va precisato che a rubare non sono soltanto gli stranieri».

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