Dalla Brexit allo Swisswall: sulla libera circolazione sarà sicuramente referendum

Dogana Italia Svizzera

Dopo il voto del 9 febbraio 2014, ridimensionato in sede parlamentare da una legge di applicazione giudicata troppo «soft», la destra svizzera rilancia. Puntando stavolta al bersaglio grosso. L’Udc, insieme con l’Associazione per una Svizzera Neutrale e Indipendente (Asni) ha annunciato di voler lanciare un’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone.

L’accordo tra l’Unione Europea e la Confederazione risale a quasi 20 anni fa (21 giugno 1999) ed era già stato in passato oggetto di un referendum con il quale i cittadini svizzeri ne avevano approvato sia il rinnovo sia l’estensione a Bulgaria e Romania (8 febbraio 2009). Gli ultimi anni, però, sono stati segnati da cambiamenti epocali, a partire dalla crisi economica internazionale che ha modificato radicalmente la percezione positiva degli stessi bilaterali.

Così, sull’onda di movimenti e correnti di pensiero che hanno identificato nell’Europa e nella stessa libera circolazione uno dei massimi problemi del nostro tempo, anche l’Udc svizzera ha deciso di forzare nuovamente la mano e di tornare a chiedere al popolo elvetico un pronunciamento che spazzi via definitivamente gli accordi stipulati 18 anni fa con l’Unione.

Secondo quanto si è appreso da fonti dirette dei promotori, tre sono le varianti del voto referendario elaborate dal gruppo di lavoro congiunto di Udc e Ansi: la prima consiste nella disdetta pura e semplice dell’accordo del 1999; la seconda vorrebbe iscrivere nella Costituzione elvetica (articolo 121b), oltre alla disdetta, anche «il divieto del principio nocivo della libera circolazione», in modo da impedire in ogni caso a governo e Parlamento «di cercare per vie traverse di accordare comunque agli stranieri il diritto di immigrare liberamente in Svizzera»; la terza vorrebbe invece affermare espressamente «che non può esistere libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione Europea» o gli Stati membri di quest’ultima.

Le tre varianti saranno discusse oggi dall’assemblea dell’Asni e il prossimo 24 maggio dall’assemblea dei delegati dell’Udc. Subito dopo, il gruppo di lavoro tornerà a riunirsi per stabilire quale variante adottare e in quali tempi e modi lanciare l’iniziativa popolare, la cui raccolta firme dovrebbe iniziare comunque in autunno.

L’INCONTRO GENTILONI-LEUTHARD

Non è sicuramente un caso che le prime anticipazioni sull’iniziativa siano uscite nel giorno in cui la presidente della Confederazione, Doris Leuthard, ha incontrato a Roma il premier italiano Paolo Gentiloni. L’Udc, che pure ha due ministri nel governo elvetico, non ha avuto alcuna remora a cannoneggiare nello stesso momento in cui Gentiloni accoglieva Leuthard auspicando «maggiore flessibilità dell’Ue con la Svizzera, Paese del quale siamo confinanti e amici». Da tempo Berna e Bruxelles tentano di chiudere un nuovo accordo quadro sui temi economici e istituzionali, ma le trattative sono ferme.

La Commissione europea si è detta pronta a negoziare su un eventuale accordo che permetta alla Svizzera un accesso più ampio al mercato comune o nel settore dell’elettricità e delle banche, a patto però che venga concluso un accordo istituzionale e ribadita l’intoccabilità della libera circolazione delle persone. È del tutto chiaro come l’iniziativa dell’Udc non soltanto non aiuti il dialogo, ma di fatto lo condizioni fino a paralizzarlo del tutto. Lo stesso scarno comunicato diffuso al termine dell’incontro dimostra che il lavoro da fare è ancora molto. E che non basterà la sola «volontà a risolvere le questioni in modo costruttivo» per trovare soluzioni praticabili «riguardo il libero accesso» delle banche svizzere «al mercato italiano» o riguardo la gestione «dei flussi migratori verso l’Europa del Nord».

Il nuovo Swisswall – il muro alle frontiere – che il referendum sulla libera circolazione potrebbe nuovamente innalzare è piaciuto subito alla Lega dei Ticinesi. «La ruota della storia, come dimostrano Brexit, l’elezione di Trump e l’esplosione di consensi per Le Pen, comincia a girare in un’altra direzione – ha scritto su Facebook Lorenzo Quadri, deputato al Parlamento di Berna e direttore del Mattino della domenica – Le frontiere spalancate non sono certo un dogma scolpito nella roccia. Malgrado qualcuno tenti, con isterico accanimento ideologico, di farlo credere. La libera circolazione è soltanto un incidente di percorso della storia. O, a voler essere generosi, un esperimento miseramente fallito. Da lasciarsi alle spalle prima possibile. Riprendiamoci il controllo sull’immigrazione – dice ancora Quadri – Un Paese che fa entrare tutti è un Paese finito».

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