La politica comasca litiga furiosamente sui valichi chiusi. Lega e Pd ai ferri corti

La dogana di Vacallo-Maslianico

Altro che unità d’intenti e spirito di coesione. La polemica politica non conosce freno. E non si ferma, ovviamente, davanti alle dogane. La decisione del governo federale di riaprire, da domani in Ticino, tre valichi minori ma soltanto in provincia di Varese, ha rinfocolato lo scontro tra maggioranza e opposizione.

Secondo Nicola Molteni, deputato della Lega ed ex sottosegretario all’Interno del governo gialloverde, «dal 4 maggio riaprono molte attività in Svizzera, ma l’amministrazione federale delle dogane ha comunicato che saranno aperti tre valichi secondari, tutti confinanti con la provincia di Varese. Una beffa per i comaschi e i frontalieri lariani, circa 25mila, che troveranno ancora chiusi i valichi di Maslianico e Val Mara, con gravissimi conseguenti disagi per raggiungere il proprio posto di lavoro. Il governo si dimostra ancora una volta inadeguato, insensibile verso il legittimo diritto di mobilità dei comaschi e dei frontalieri lariani, evidentemente discriminati per totale incapacità da parte di un esecutivo sempre meno rappresentativo degli interessi di tutti gli italiani».

Una presa di posizione che ha scatenato le reazioni furibonde del Pd comasco. «Da mesi siamo al lavoro per i nostri frontalieri – ha detto Federico Broggi, sindaco di Solbiate con Cagno e segretario provinciale Dem – Mentre siamo in stretto contatto con il governo in una trattativa fondamentale per il territorio, però, la Lega sproloquia e tenta di raccattare qualche voto. Dov’erano i leghisti quando abbiamo lanciato per primi l’allarme sui valichi chiusi?».

Dal canto suo, il consigliere regionale del Pd, Angelo Orsenigo, ricorda di aver chiesto «la scorsa settimana una convocazione urgente della commissione Italia-Svizzera proprio per discutere della situazione dei valichi bloccati. Purtroppo la seduta è stata fissata, con evidente ritardo, per giovedì prossimo. Auspico che Lega e centrodestra facciano di più per evitare che il semplice recarsi al lavoro si trasformi in un incubo per migliaia di nostri concittadini. I frontalieri devono vedersi garantito il diritto a spostarsi in sicurezza e senza disagi».

La politica locale, sulla falsa riga di quanto accade a livelli più alti, dimostra quindi di non sapere (o di non volere) lavorare insieme per un obiettivo in realtà utile a tutti.

Chi ne fa le spese sono i cittadini, in questo caso in frontalieri. In difesa dei quali ieri sono giunte le parole di Mario Pozzi, sindaco di Centro Valle Intelvi.

«Quanto deciso dal governo di Berna sembra una presa in giro. Anzi: un’umiliazione, nei confronti degli oltre mille frontalieri intelvesi – ha detto Pozzi ai microfoni di Etv – hanno riaperto tre valichi minori in provincia di Varese e hanno lasciato chiusa la dogana della Valmara, costringendo gli abitanti della Valle Intelvi a passare il confine da Como o da Valsolda, allungando di due o tre ore al giorno il tempo trascorso in macchina. Davvero non riesco a capire il senso di questa decisione. Parlo a nome di centinaia di frontalieri e dei sindaci: bisogna riaprire la dogana della Valmara al più presto».

Sul fronte ticinese, però, le riaperture sono viste con preoccupazione. Ieri è intervenuto sul punto il deputato federale Marco Romano, esponente del Partito Popolare Democratico di Mendrisio. «La lenta apertura dei principali valichi deve essere accompagnata da controlli sanitari obbligatori e capillari – ha detto il consigliere nazionale del Ppd – L’entrata in Svizzera va permessa soltanto per lavoro e con un rigido controllo sanitario. E gli stessi valichi minori aperti di giorno, la sera vanno poi chiusi».

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