Tributo a “Lele” Pinto, leggenda dei rally

Miki Biasion Lele Pinto

«Perdiamo un grande personaggio, un pezzo di storia dei rally mondiali». Con queste parole l’amico Alberto Casati ricorda Raffaele “Lele” Pinto, scomparso ieri a Cecina, in Toscana, all’età di 75 anni. Comasco di origine – era nato a Casnate il 13 aprile del 1945 – Pinto da anni aveva scelto di vivere all’Isola d’Elba, ma ad ogni Natale ritornava nella sua casa di San Fedele, in Valle Intelvi, dove riuniva per una cena i rallisti del passato con cui aveva condiviso i tempi pionieristici della specialità.
Un pilota lariano che è stato ai vertici della specialità: tra i suoi successi più importanti, quello nel Campionato europeo del 1972, in un periodo in cui il Mondiale – quello che oggi conosciamo come Wrc e che domenica scorsa si è concluso con la corsa di Monza – non esisteva ancora. I migliori driver si confrontavano dunque nella serie continentale. Quell’anno Pinto, sempre a bordo di una Fiat 124 Abarth, trionfò anche in un altro campionato europeo, la Mitropa.
Nel 1974 per Pinto giunse una vittoria in una prova del Mondiale, che nel frattempo era stato istituito, al Tap rally del Portogallo, con alle note Arnaldo Bernacchini.
Come pilota ufficiale del team Fiat-Lancia, Raffaele Pinto ha partecipato alle più importanti gare dell’epoca, portando a casa successi e altri podi iridati, come il terzo al Sanremo nel 1976 con la Lancia Stratos e il secondo al Tour del Corse nel 1977. Per lui, quest’ultimo risultato fu un boccone amaro da digerire. La corsa fu infatti vinta dal francese Bernard Darniche, su Fiat 131, con Pinto, su Stratos, che partiva dietro di lui e che lo raggiungeva in prova speciale.
Il problema è che quella era una fase di lancio per la 131, mentre la Stratos iniziava ad essere considerata “vecchia”. Praticamente per ragioni di marketing si preferì far vincere in Francia un transalpino con una auto più nuova.
Una delusione enorme per il comasco, che dall’anno dopo iniziò a utilizzare, sempre nei rally, una Ferrari 308 Gtb, con cui conquistò, con alle note Fabio Penariol, il terzo posto al Rally di Monza – sempre quello che ha chiuso il Wrc 2020 – del 1978 e, nel 1979, la vittoria assoluta nella stessa gara, che lo ha visto protagonista anche nel 1984 con un prototipo Ferrari Imsa, indimenticabile per gli appassionati che lo videro in azione. Quell’anno terminò in quarta posizione.
Pinto, peraltro, aveva iniziato a correre nelle salite a metà degli anni ‘60 e poi in pista, per passare ai rally alle fine del decennio. Nel suo palmares vanta la partecipazione alla Targa Florio – quella storica e “vera” – in coppia con altri grandi come Sandro Munari e il suo coetaneo Jean Ragnotti. Prese parte anche al Giro d’Italia, evento di qualche decennio fa che prevedeva prove speciali in circuito e su strada. Spesso gli equipaggi erano composti da rallisti e “pistaioli” che si alternavano alla guida: con Pinto questo non avveniva perché era competitivo in entrambi i casi.
Pilota di altissimo livello ma non solo. Pinto è stato anche a lungo collaudatore per le vetture del gruppo Fiat e Lancia. Tra le auto che ha sviluppato, la Lancia Delta campione del mondo negli anni ‘80: non a caso uno tra i primi a esprimere il cordoglio per la scomparsa – con la foto pubblicata in alto – è stato Miki Biasion, iridato con quel mezzo nel 1988 e 1989.

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