A Como cresce il reddito, non il Ben Vivere. La dura lezione del Festival dell’Economia civile

Como, Duomo

L’Economia Civile e le classifiche del Ben Vivere, dove Como, che pur ha fatto registrare la migliore performance nazionale sull’aumento del reddito medio dal 2016 al 2017 (+2,8%), non riesce a svettare quando gli indicatori analizzati sono l’ambiente, il turismo, la cultura, ma soprattutto l’impegno civile e l’accoglienza.
Il tema dell’economia “che serve” oltre il “Pil” e con “l’uomo al centro”, è stato ben sviscerato nella tre giorni del Primo Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze. Nel comitato scientifico dell’evento – che ha visto la partecipazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri Giovanni Tria e Sergio Costa, organizzato da Federcasse, Scuola dell’Economia Civile (Sec) e Nuova Economia per Tutti (NeXT), con il supporto di Confcooperative e delle Bcc toscane – anche il comasco Mauro Magatti, sociologo ed economista, docente alla Cattolica di Milano e firma del “Corriere della Sera”.
«Già l’evento penso sia un fatto positivo – spiega Magatti – ha suscitato l’attenzione e l’interesse della politica e dei media. Se mi chiedete come mai, la ragione è legata al fatto che dentro all’approccio dell’economia civile vi è una risposta positiva alla transizione che sta attraversando l’economia italiana cercando un equilibrio tra il locale e il globale».
«Uno degli argomenti centrali dell’economia civile è lo sviluppo di una crescita che abbia a che fare sempre con lo sviluppo delle persone e delle comunità. Questa è la forza e anche la debolezza dell’economia civile. Perché comunità può volere anche dire chiusura, ottusità o padronaggi».
Il progetto lanciato dal Festival è destinato a proseguire. «C’è una Scuola dell’Economia Civile che funziona – aggiunge Magatti – Si sta cercando di costruire una rete che faccia emergere un po’ per volta un’idea di crescita e di sviluppo adeguato».
Cita Bob Kennedy, invece, Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria, che ha partecipato ai lavori.
«Kennedy diceva: “Il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta” – ricorda Frangi – non ci si deve così stupire nel leggere graduatorie come quella del Ben Vivere, anche su un territorio come il nostro. L’economia civile è una grande sfida, anche se troppo spesso, queste sfide vengono relegate in un angolo, come le buone pratiche. Si deve davvero rimettere al centro l’uomo, la sua capacità di scegliere, la tutela dell’ambiente, la capacità di relazione sociale, altrimenti non esiste sviluppo economico», aggiunge.
Nella classifica del Ben Vivere, redatta dal quotidiano “Avvenire” con la Scuola di Economia civile e il supporto di Federcasse, Como non si trova mai nelle prime cinque posizioni, su ben dieci indicatori. Bolzano e Trento dominano la graduatoria generale, Lecco è terza nella classifica del lavoro e quarta in quella della sicurezza e legalità. La migliore posizione della Città di Volta è un 14° posto in demografia e famiglia, ovvero le forme di aiuto e assistenza fornita dal network familiare, amicale, dei vicini. Ma se si parla di accoglienza vera e propria, si scende al 77° posto. Il tema dell’accoglienza è più che mai al centro del dibattito pubblico e le politiche per la gestione e l’accoglienza dei migranti oggi stanno dividendo la società civile e i Paesi europei. L’obiettivo di questa graduatoria vuole richiamare l’attenzione su una tematica di cruciale importanza per un vivere civile. In Italia in tema di accoglienza il podio è occupato da Roma, Bologna e Isernia, seguite da Parma e da Prato.
Ancora peggio la posizione del capoluogo lariano quando si parla di impegno civile. In questa graduatoria, Como è 101ª, su 107 capoluoghi provinciali. Comaschi, imprese e istituzioni non sembrano in grado di applicarsi in comportamenti rispettosi, azioni di cittadinanza attiva, scelte di consumo responsabile.
«Il territorio deve essere in grado di produrre valore economico e valore sociale – dice Frangi – Si devono mettere insieme queste dimensioni. Non è solo la ricchezza pro-capite che dà la dimensione di una città o di un territorio. Si devono creare relazioni e creare inclusione sociale. Se Como non esce benissimo dalla classifica, si deve anche all’approccio ai problemi che ha ciascuno di noi. Si tratta di comprendere che il benessere non è solo il benessere materiale e che ci sono fattori differenti tipici dell’economia civile».
Visione, quindi, capacità di generare un proprio capitale umano, di investire sui servizi, sulla salute e sull’ambiente. Tante sfide, ma accomunate da un’unica prerogativa, ovvero tenere l’uomo al centro. Sfide che il recente Festival di Firenze ha cercato di attualizzare presentando anche tanti esempi di “buone pratiche” che già esistono per tornare a guardare al domani con fiducia e speranza.

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