Cultura e spettacoli

A Como i piemontesi “romani” di Tesio

Appuntamento con la letteratura oggi alle 20.45 all’Associazione Carducci di viale Cavallotti 7 a  Como. Viene presentato il libro “Altri piemontesi a Roma” (edizioni Gattomerlino) del critico e docente universitario Giovanni Tesio, una raccolta di interviste  a scrittori e scrittrici del Novecento di grande originalità e bravura. Maria Luisa Spaziani, Elémire Zolla, Lidia Ravera , Guido Ceronetti, Ernesto Ferrero, Franco Lucentini, Carlo Fruttero, Gina Lagorio e molti altri scrittori e poeti ritratti in un libro che raccoglie curiosità, aneddoti, amori e confessioni  delle loro straordinarie vite. Giovanni Tesio è ordinario di Letteratura Italiana all’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro”. Ha pubblicato alcuni volumi di saggi tra cui per Interlinea  I più amati perché leggerli? Come leggerli? (2012) e Parole essenziali: un sillabario (2014),  La poesia ai margini ( 2014), antologie, monografia. Ha curato testi, tra cui la scelta dell’epistolario di Italo Calvino, I libri degli altri (Einaudi). Ha pubblicato libri di poesia  in dialetto piemontese, di cui l’ultimo si intitola Stantesèt Sonèt (Centro Sudi Piemontesi 2015).    “Altri piemontesi  è una piccola o forse nemmeno così piccola storia – dice Tesio – di una Roma, che ha avuto e ha continuato ad avere una stagione piemontese. Alle spalle ha la Roma appena capitale, dove i piemontesi scesi a Roma erano chiamati “buzzurri” (le colonie buzzurre) dagli indigeni. Per via di tante cose: linguaggio, costume, abitudini, diffidenze assortite. Roba dell’Ottocento, di un’Italia uscita da un parto podalico e tutta ancorata alla varietà della sua gente e della sua storia”. Prosegue Tesio: “Cavour che pretende la capitale a Roma, tanto per dire, e Massimo d’Azeglio che agita lo spettro della retorica preferendole (vedi Questioni urgenti) la Firenze, in cui, in definitiva, la capitale già stava dopo lo strappo dolorosissimo di Torino, pagato dopo la convenzione di settembre in termini di manifestazioni e morti (tanti). Tutto questo, ripeto, alle spalle, insieme con i tanti passaggi romani di scrittori piemontesi non secondari: da Alfieri, che a Roma visse l’urgenza di un amore affocato e forzatamente clandestino, al Pellico, che a Roma non s’incantava soltanto per il suo ruolo di capitale della cattolicità, fino a Giovanni Faldella, che vi scendeva laicamente in veste di deputato senza (voler) “vedere il Papa” (e che proprio sulle “colonie buzzurre” scriverà magnificamente in Roma borghese pagine da antologia) o a Edmondo “dei languori” che ne ritagliava un bel profilo nelle Tre capitali. Ma poi, via via e in tanti, spingendosi fino al Pavese del Compagno, al Carlo Levi dell’Orologio, al Mario Soldati delle Due città e non ne dico che alcuni”. Conclude Tesio: “A partire da questo sfondo storico, che mi ha motivato, ho raccolto – non per volontà mia, ma cedendo semplicemente a un invito di Piera Mattei – alcune interviste che feci in tempi diversi ad alcuni nipoti o pronipoti di quella storia un po’ speciale. Ed ecco, quindi, Maria Luisa Spaziani, Elémire Zolla, Franco Lucentini (vale per lui il percorso inverso, di un romano a Torino, sia pure in modalità non proprio stabili), Franco Cordero, Vittorio Foa, Rosetta Loy, Lidia Ravera, da cui mi sono fatto raccontare il loro trapianto, i loro rimpianti, la loro condizione di acclimatati. Più qualche altro che Piera ha messo lì un po’ più a pigione, ma di certo a fare corona. Ne è venuto un librino senza pretese, che attraverso le voci di protagonisti non proprio infimi, offre una specie di finale di partita. Perché poi, dopo di loro, tutto s’è ormai cambiato”.

20 Gen 2016

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Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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