Cronaca

«A Genova l’attentato più preoccupante»

In riva al Lario Mario Mori, il generale dei carabinieri che arrestò Totò Riina
Il pericolo di cadere nuovamente in una spirale di terrorismo è reale, e per questo è necessario tenere alta l’attenzione. L’Italia ha però le risorse e le capacità per fare fronte alla minaccia, e la Lombardia ha già dimostrato di essere organizzata e strutturata in modo ideale.
Mario Mori, generale dei carabinieri e prefetto, storico comandate dei Ros (il reparto speciale dell’Arma) e del Sisde, il servizio di intelligence militare, ha fiducia nelle istituzioni, nazionali e anche locali, e nella loro capacità di rispondere alle minacce di una recrudescenza terroristica e criminale.
Il generale era giovedì sera in città, ospite del Rotary Club Como, per la presentazione di “Ad alto rischio”, l’autobiografia professionale dell’uomo che arrestò Totò Riina. Un libro in cui Mario Mori ripercorre i momenti più importanti della sua carriera, raccontando per la prima volta la sua verità su 40 anni di storia italiana: dal terrorismo alla mafia, passando per le stragi di Stato, la lotta al terrorismo negli Anni di piombo, il caso di Patrizio Peci, il primo pentito delle Brigate Rosse – che per vendetta rapirono e uccisero il fratello Roberto – fino al sequestro di Giovanni D’Urso, magistrato della Direzione generale degli istituti di prevenzione e pena. Per arrivare a quello che può legittimamente essere considerato il momento più importante della sua carriera e anche della storia della lotta alla criminalità organizzata in Italia: l’arresto di Totò Riina, il capo dei capi, il 15 gennaio 1993, messo a segno assieme al capitano dei carabinieri Ultimo.
Oggi l’Italia sta vivendo un momento molto difficile, sia sul fronte del terrorismo sia su quello della criminalità organizzata: dall’agguato al dirigente dell’Ansaldo di Genova ai numerosi consigli comunali dichiarati decaduti dai prefetti per infiltrazioni mafiose, dall’attentato alla scuola superiore di Brindisi costato la vita a una studentessa di soli 16 anni agli attacchi contro le sedi Equitalia. C’è un filo conduttore che lega tutti questi episodi?
«Io sarei portato a escludere, almeno allo stato attuale delle conoscenze, un filo conduttore in questi episodi, che sono molto diversi l’uno dall’altro», risponde il generale. «Quello più preoccupante – prosegue – è sicuramente l’agguato di Genova, la gambizzazione del dirigente dell’Ansaldo, perché nelle modalità ricorda altri momenti nella storia italiana, quando il terrorismo era veramente un fenomeno preoccupante».
«Brindisi, invece, è tutto da decifrare – aggiunge Mori – Non si tratta di criminalità organizzata. La mafia, in tutte le sue componenti dalla Sicilia alla Calabria, dalla Campania alla Puglia, può anche uccidere un singolo bambino, ma lo fa sempre in modo mirato, mai così indiscriminato. Il povero Giuseppe Di Matteo (rapito e ucciso barbaramente dalla mafia a metà anni Novanta, ndr) è stato ucciso perché volevano colpire il padre Santino, pentito e collaboratore di giustizia. Nel caso di Brindisi, ritengo si tratti di una faccenda di follia, o comunque che le motivazioni non vadano cercate nel mondo della criminalità organizzata. Per quanto riguarda, invece, gli episodi che hanno coinvolto Equitalia, la situazione economica può contribuire a esasperare situazioni particolari e individuali».
Magistratura e forze dell’ordine sono preparate e pronte ad affrontare tutte queste situazioni?
«Le forze dell’ordine sono preparate – sottolinea il generale dei carabinieri – sia dal punto di vista dell’ordine pubblico, che per quanto riguarda le azioni di contrasto alla criminalità. Io parlo naturalmente delle forze di polizia. Per la magistratura non so, mi sembra ci sia una situazione variegata. Ci sono zone dove la magistratura svolge ottime azioni, altre dove, invece, registriamo alcune carenze, che vanno ovviamente affrontate e risolte».
Qual è lo stato di salute delle istituzioni lombarde?
«La Lombardia è gestita bene. Polizia, carabinieri e forze dell’ordine in genere, ed anche la magistratura e tutte le autorità locali, hanno reagito bene a quanto successo negli ultimi anni».

Franco Cavalleri

Nella foto:
Il generale Mario Mori (a sinistra) accanto a Giuseppe Rossini, presidente del Rotary (Mv)
26 Maggio 2012

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