Cronaca

A Mezzegra posata la lapide di Mussolini

Domenica mattina davanti a Villa Belmonte
Saluti romani e camicie nere, per una cerimonia in toni dimessi
Una celebrazione in tono minore rispetto agli anni passati. Domenica mattina, infatti, in poco più di 200 erano riuniti a Giulino di Mezzegra per commemorare Benito Mussolini e Claretta Petacci, fucilati il 28 aprile del 1945. Quest’anno, l’appuntamento che viene organizzato per ricordare la figura del Duce, ha comunque vissuto un momento particolare. Come annunciato nei mesi scorsi, infatti, c’è stata la posa del marmo delle polemiche. Ovvero di una lapide, collocata a lato del cancello
di Villa Belmonte, teatro, secondo la versione ufficiale, della fucilazione del capo del fascismo e della sua amante. Sul marmo bianco le foto di Mussolini in abiti civili e della Petacci, con l’unica aggiunta dei nomi.
Nei mesi scorsi questa richiesta, avvallata poi dalla giunta guidata dal sindaco leghista Claudia Lingeri, aveva scatenato roventi polemiche. Contrari gli esponenti dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani). Ma alla fine è stato dato il via libera. E così domenica mattina il corteo ha raggiunto Villa Belmonte e quando è stato chiamato ad alta voce il nome di Benito Mussolini, tutti hanno risposto tre volte “presente” facendo il saluto romano.
Dopo il silenzio, intonato da un bersagliere in congedo, la lapide è stata benedetta da don Luigi Barindelli. Assente per la prima volta il presidente dell’Unione combattenti della Rsi, Mario Nicollini (99 anni) che ha inviato un messaggio, letto prima della cerimonia, dove ha espresso l’apprezzamento per la decisione di collocare anche la foto di Claretta Petacci. Alla celebrazione era presente anche il sindaco di Giulino di Mezzegra che, nei mesi scorsi, aveva ricevuto un’altra richiesta particolare, questa volta dall’Anpi, per collocare sulla strada, invece del cartello oggi esistente che recita semplicemente “fatto storico”, una segnalazione ben più esplicita. Un’indicazione che spiegasse come quello fosse il luogo in cui si era conclusa la dittatura fascista. Richiesta definita “assurda” dai reduci della Rsi. La domanda, comunque, alla fine non è stata accolta per questioni formali, legate alla cartellonistica stradale e al fatto che l’indicazione rientra in un percorso tra i luoghi che hanno segnato la fine del fascismo voluto dall’amministrazione provinciale.
E mentre a Giulino di Mezzegra si scopriva la lapide, un fatto curioso è accaduto, nelle stesse ore, a Roma dove la scritta “onore al Duce” è comparsa sul display di un autobus dell’Atac, azienda di trasporto pubblico della capitale, all’interno del deposito di Acilia. L’immagine, pubblicata su un blog, ha rapidamente fatto il giro del web. Sull’episodio è immediatamente scattata un’indagine interna.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il trombettiere che ha chiuso la cerimonia di posa della nuova lapide (Fkd)
1 maggio 2012

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