Cultura e spettacoli

A Ponte Chiasso negli anni di “Lascia o raddoppia?”

altdi Renzo Romano
Al bar Campione di Ponte Chiasso il televisore tratteggia, in un bianconero costellato di puntini bianchi, la sagoma di Mike Bongiorno. “Lascia o raddoppia?” impazza.
Il giovedì sera, il cinema Italia e l’Ariston sono desolatamente vuoti. Invece i bar che hanno il televisore sono strapieni di gente, famiglie

intere con mamma, papà, figlioli, nonni.
I pochi che hanno la televisione in casa ospitano i vicini invitandoli a portare la sedia. Ineffabile Mike, comico e serio allo stesso tempo. Nella successiva trasmissione “Rischiatutto”, rimprovererà una concorrente esperta in ornitologia: «Ahi, ahi, signora Longari, lei mi è caduta…».
A Ponte Chiasso si dibatte sul “controfagotto” su cui è inciampato nella domanda da cinque milioni Lando Degoli, esperto di musica sinfonica.
La risposta giusta l’aveva urlata al bar Campione, davanti al televisore, un signore anziano di Chiasso in virtù del suo passato da “trombone” nella banda cittadina.
Da “Guerino”, il panettiere, il pane costa centocinquanta lire al chilo, un litro di latte dalla signora Maria cento lire, gli “asabesi”, caramelle nere e appiccicose, contate dalla lattaia una ad una, due lire ciascuna.
Il Guerino è sempre in maniche corte, estate e inverno, con il sole, la pioggia o la neve, la “bustina” imbiancata di farina in testa, la gerla piena di pagnotte fumanti.
Alla cooperativa, il prosciutto cotto costa centocinque lire all’etto, il doppio quello crudo.
Il papà di Umberto, mio compagno di classe, ha comperato la Fiat “Seicento”; la pagherà, ma a rate, seicentomila lire.
Il Giuan, garzone dell’Alleanza, sulla sua bicicletta nera con portapacchi enorme canta “Buongiorno tristezza”, inno alla “gioia” che ha trionfato al Festival di Sanremo.
Il quotidiano “L’Ordine” sconsiglia la visione di “Quando la moglie è in vacanza” per non essere indotti in tentazione dalla straripante Marilyn Monroe.
La sua gonna bianca sollevata dal vento, come appare sui cartelloni, non si addice ai costumi morigerati e un po’ “bacchettoni” dei tempi.
Meglio andare all’Astra dove si proietta il commovente “Marcellino pane e vino” o all’Astoria a godersi il principe De Curtis, ovvero Totò, nel suo “Siamo uomini o caporali”.
Al Politeama riscuote successo “Gioventù bruciata” del tenebroso James Dean.
Antonio Maspes vince il campionato mondiale di velocità al Vigorelli di Milano, esaltando le sue doti di sprinter e mago del “surplace”.
Sono vissuti in religioso silenzio, davanti al televisore, gli interminabili minuti in cui il campione sta praticamente immobile sulla bici in un equilibrio miracoloso di nervi e di muscoli per farsi sorpassare dall’avversario e poi rimontarlo inesorabilmente con uno sprint imperioso.
Maspes è dei nostri perché lontano cugino del Luis, uno di Monte Olimpino che lavora in un laboratorio di siringhe. Una volta è perfino venuto a trovarlo, e il Luis l’ha portato in giro per il paese per farsi vedere dai suoi amici.
Intanto, a Como, iniziano i lavori per la Tangenziale che collegherà viale Roosevelt con San Rocco. Il sogno è poter arrivare al liceo Giovio, in via Rezia, in bicicletta senza respirare i miasmi puzzolenti del Cosia, torrente a cielo aperto, che rendono irrespirabile l’aria di tutta la zona.
La bicicletta: tutti a Ponte Chiasso ne hanno una. La mia è da donna, però è una Legnano come quella su cui corre Bartali di cui sono accanito e sfortunato tifoso. Sfortunato per colpa di quel campionissimo – mi costa tanto ammetterlo – Fausto Coppi, inarrivabile airone, che, quando c’è lui in corsa, non ce n’é per nessuno.
Per fortuna quest’anno è il bel Luison Bobet a vincere…
Gracchia la radio il solito «Siamo in attesa di collegarci con Gap per l’arrivo della tappa del Tour de France». Una volta tanto non mi tocca sentire dalla voce trafelata di Ferretti, tifoso cronista, la solita indigeribile (per me fanatico di Bartali) frase: «Un uomo solo è al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi».
Parole che fanno gioire mezza Ponte Chiasso e piangere l’altra metà. Il paese è diviso in due, coppiani e bartaliani. Io sono dalla parte sbagliata. Anche nelle corse in bicicletta, lungo la via Brogeda, la mia Legnano da donna con i freni a bacchetta e il manubrio all’insù deve inchinarsi alla Bianchi da corsa con il manubrio all’insù di Sergio, coppiano, che mi strabatte sempre sul traguardo posto alla fontana all’inizio di via Brogeda.

Nella foto:
Mike Bongiorno (a sinistra), la valletta Maria Giovannini (al centro) e Gianluigi Marianini (sulla destra) a Lascia o raddoppia? il 28 marzo 1956
27 Gennaio 2013

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