A processo l’ex dipendente: «Scomparsi beni per un milione»

Tribunale di Como, palazzo di giustizia

L’accusa è quella di aver messo in atto azioni di concorrenza sleale in danno dell’azienda per cui aveva lavorato, la Keramo spa di Tavernerio, società per azioni che opera nel settore ceramico e produce componenti per gioielli marchiati con loghi di fama mondiale.
Una ex dipendente dell’azienda, già in passato direttore operativo e del controllo qualità, nonché responsabile commerciale e responsabile dei servizi informativi, è finita a processo con l’accusa di appropriazione indebita e di danneggiamento informatico. Sul banco ci sarebbe circa un milione di euro, ovvero non meno di 50mila pezzi di gioielleria ma anche stampi e altre utilità che, secondo la Procura, sarebbero stati sottratti in «modo illegittimo e fraudolento» alla società per cui lavorava, e poi portati e impiegati nella successiva società dell’indagata che aveva una ragione sociale analoga ed era in concorrenza aperta con la danneggiata.
Il processo si è aperto ieri mattina in Tribunale a Como, dopo una indagine condotta dai magistrati milanesi (titolari su questi tipi di reato) con l’ausilio della stazione dei carabinieri di Albate.
Nei guai è finita una 56enne di Como, per anni attiva nell’azienda di Tavernerio.
Una carriera sfolgorante, iniziata nel 1983, prima come operaia e poi sempre più in alto fino ad arrivare ad acquistare maggior potere in seno dall’azienda. Una scalata che termina il gennaio del 2018, quando il ricostituito consiglio di amministrazione cambia rotta. Il ruolo della 56enne viene ridimensionato e porta a consegnare le dimissioni. Da qui in avanti sono atti e fatti cui toccherà a un giudice penale dare una risposta. Secondo la tesi della Procura, che aveva dato mandato anche di perquisire la nuova azienda della ex dipendente (trovando 94 pezzi poi restituiti alla Spa di Tavernerio), la stessa avrebbe sottratto componenti, materiale e attrezzature per almeno un milione di euro. Indagini che erano partite dopo una denuncia querela che era stata presentata dalla Spa per conti che non tornavano. Nel mirino, tra le altre cose, c’era un lancio di produzione per un noto marchio del lusso, che aveva ordinato un quantitativo di 200 pezzi per gioielli di pregio. L’azienda ne aveva prodotti 740 (creandosi una apposita scorta di magazzino) ma in realtà, di questa produzione, secondo l’azienda di pezzi ne sarebbero scomparsi 440 dopo la modifica dei registri di produzione. L’indagata è accusata, tra le altre cose, di aver «cancellato tutti i dati informatici e telematici… eliminandoli in modo irreversibile», nonché di aver distrutto «numerosi file aziendali» con particolare riferimento a «lanci di produzione».
La Spa di Tavernerio si è ovviamente costituita parte civile: «L’Ad di Keramo, presente in aula, esprime soddisfazione per l’apertura del dibattimento attraverso il quale verranno accertate le responsabilità (eventuali, ndr) di natura penale – ha commentato l’avvocato Pierpaolo Livio – Desideriamo ringraziare la Procura e i carabinieri di Albate per lo sforzo investigativo».
I fatti finiti a processo sarebbero riferibili a un periodo compreso entro il 30 maggio del 2018.

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