A processo nonostante la pressione della comunità islamica

Accusato di violenza su due minori. Il consiglio degli anziani nega: è un “buon musulmano”
Il consiglio degli anziani della comunità musulmana frequentata dalla famiglia di una delle due presunte vittime non aveva dubbi: «Insistere nella denuncia avrebbe arrecato danno alla stessa comunità musulmana», e inoltre «un buon musulmano si rimette alla giustizia di Dio». Parole verbalizzate nel momento di chiedere ai carabinieri di stracciare la querela presentata.
La storia, che ha dell’incredibile, ha come protagonista il padre di un ragazzo minorenne vittima, assieme a un altro

di nazionalità italiana, di una presunta violenza sessuale compiuta il 2 settembre del 2010 a Manera di Lomazzo.
Secondo la comunità musulmana, però, il 35enne marocchino ieri mattina finito a processo (in contumacia, perché nel frattempo di lui si sono perse le tracce) era in realtà un buon musulmano che mai avrebbe potuto compiere simili gesti. La pressione della comunità, fatta sul padre di una delle due vittime – dalla cui denuncia partì la caccia all’uomo – dal consiglio degli anziani musulmani portò dunque il genitore a presentarsi in caserma dai carabinieri a Turate per invocare di stracciare la denuncia già presentata. Un passaggio, però, non realizzabile, in quanto per simili reati si procede d’ufficio.
Il fascicolo – coordinato dal pubblico ministero Maria Vittoria Isella – è dunque proseguito, fino a sfociare ieri mattina nell’udienza preliminare di fronte al giudice Luciano Storaci. Ad essere iscritto sul registro degli indagati è stato il “buon musulmano” già citato sopra (residente, all’epoca dei fatti, a Manera), accusato di violenza sessuale ai danni di due ragazzini (uno straniero e un italiano) con meno di 14 anni abbordati ai giardinetti del paese e poi molestati con palpeggiamenti anche nelle parti intime. Una violenza proseguita nell’abitazione del 35enne, dove i due ragazzini vennero attirati con false promesse: in un caso garantendo un rapporto sessuale con la figlia dell’indagato, nell’altro solo dietro al compenso di qualche sigaretta. Nell’abitazione però, lontano da occhi indiscreti, le violenze – secondo la tesi accusatoria – proseguirono con uno dei due minorenni costretto a guardare e l’altro a subire molestie più esplicite.
Una storia emersa proprio grazie al racconto di una delle due vittime, il 14enne straniero, e alla denuncia del padre di quest’ultimo fatta ai carabinieri di Turate. Una strada poi interrotta (o, quanto meno, questo è stato il tentativo) dalla comunità musulmana frequentata dal genitore in provincia di Varese, che ha spinto il padre a ritirare la denuncia fatta «per non arrecare danno alla comunità» e perché un buon musulmano «deve rimettersi solo alla giustizia di Dio».
Invece, come detto, il fascicolo ha continuato a vivere autonomamente fino alla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Ersilio Capone e accolta ieri mattina dal giudice dell’udienza preliminare.
Il padre, tra l’altro, si è costituito parte civile facendosi rappresentare da un legale. L’udienza di fronte al Collegio di Como è stata fissata al 14 febbraio 2012. Unico neo, a questo punto, la latitanza dell’imputato che nel frattempo ha fatto perdere le proprie tracce. Ieri mattina, in Tribunale a Como, a rappresentarlo non c’era neppure il suo avvocato.

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’episodio sconcertante è andato in scena ieri mattina in Tribunale a Como: l’imputato è stato rinviato a giudizio il prossimo 14 febbraio 2012

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