A rischio l’attività di centinaia di atleti «Avevamo chiesto una struttura provvisoria»

Le società del territorio «Ogni giorno ci chiamano delle famiglie per sapere se faremo attività a Muggiò il prossimo anno, e onestamente non sappiamo cosa rispondere». 

Armando Clerici, storico presidente della Polisportiva Antoniana e oggi del Basket Antoniana, ha vissuto tanti anni in quel palazzetto di Muggiò. «Forse troppi – dice – siamo invecchiati insieme. Ma ora chiediamo certezze per i nostri cento giovani atleti, dal minibasket alle squadre minori. Abbiamo fatto tutte le richieste del caso, al sindaco

Lucini e all’assessore allo Sport, Luigi Cavadini. Nessuno ci ha dato una risposta».
Clerici sottolinea l’importanza dell’attività sportiva nel quartiere e la carenza cronica di palestre. «Oggi chi vuole giocare a basket a Como ha due possibilità: via Giussani e via Giulini. Ma vi sembra possibile per un movimento così importante? Dal nostro vivaio è uscito anche un certo Abass Awudu, nazionale in forza a Cantù – ricorda il presidente dell’Antoniana – Ma il nostro scopo non è creare campioni, bensì fare giocare i giovani e i meno giovani. Con una simile carenza di impianti andranno tutti a giocare a calcio. Vi pare possibile?»
L’Antoniana, intanto, si è mossa per portare almeno il minibasket alla Ripamonti. «Aspettiamo una risposta che non è scontata – dice ancora Clerici – e guardate che noi non siamo una società che piange. Abbiamo sempre pagato le palestre. Lo abbiamo detto anche al sindaco Lucini. Però queste palestre ci devono essere e devono essere decorose. In primavera avevamo chiesto che venisse realizzata una struttura provvisoria, un pallone. Ma forse per la giunta fa più notizia parlare dell’acquisto della Casa del Fascio».
Da Muggiò c’è chi è già dovuto scappare, come la Vasca di calcio a 5. La società era stufa di pagare multe e penali alla federazione perché spesso pioveva dentro il campo o per l’inadeguatezza degli spogliatoi. Una bella sconfitta per lo sport comasco.
Maurizio Casarola, tecnico federale e campione di lotta greco-romana del Club Atletica Pesante Como e che sul pavimento della palestra di Muggiò allena ormai da anni, è reduce da un viaggio in auto fino ai confini con l’Iran con il figlio Wladymyr Petruk, promessa della lotta internazionale.
«Ho attraversato la Georgia – dice Casarola – per raggiungere lo Stato di Nagorno Karabakh, un fazzoletto di terra che si è autoproclamato Stato vent’anni fa. Ebbene la capitale di Nagorno Karabakh conta 60mila abitanti e ha un palasport che qui ci sogniamo. Credo che Como sia rimasto l’ultimo capoluogo di provincia italiano senza un palazzo dello sport. Dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, nessuno è messo male come la città di Como».
Dove farete attività sportiva da settembre?
«Abbiamo fatto richiesta per Muggiò naturalmente – spiega sempre Casarola – Ho già compilato e consegnato le richieste di utilizzo come ogni anno. Cosa volete che vi dica. Per noi l’importante è trovare uno spazio. Anche se c’è da vergognarsi a fare entrare i genitori dei nostri atleti a vedere la struttura».
«Il problema si trascina da anni – ammette Casarola – Non è giusto attribuire le colpe solo a questa amministrazione. Ma la struttura di Muggiò non è vitale solo per la lotta. Qui si allenano tre società di basket e numerose realtà di arti marziali. Parliamo di centinaia di atleti e di famiglie comasche che meriterebbero maggiore attenzione e rispetto».

P.An.

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