«A scuola alle 9? No, meglio addormentarsi alle 23»

Ricerca Usa: «Svegliarsi presto fa male ai giovani». Pediatri lariani perplessi
(f.bar.) Il suono improvviso della sveglia non è mai piaciuto a nessuno. Ancor meno ai ragazzi che devono andare a scuola. Pochi minuti per vestirsi, mangiare e raggiungere gli istituti non rappresentano certamente un buon inizio di giornata.
Ne sono convinti anche oltreoceano, dove la American Academy of Pediatrics, la più importante associazione a tutela della salute dei minori, si è però spinta oltre. E ciò che poteva forse apparire come un’ovvietà si è trasformato in un vero allarme per la salute dei giovani.
Da uno studio condotto in materia, risulterebbe infatti esistere uno stretto legame tra la mancanza di sonno e problemi come l’obesità, il diabete e alcune disfunzioni comportamentali. Inevitabile il passaggio successivo: posticipando il suono della campanella di mezz’ora o addirittura di un’ora si potrebbe salvaguardare il benessere dei ragazzi. In ballo, infatti, non ci sarebbero soltanto i voti sulla pagella ma la salute. La mancanza di sonno – dice sempre la ricerca – spingerebbe pure all’uso di sostanze come caffè, tabacco e alcool.
I pediatri autori dello studio spiegano come gli orari scolastici non tengano conto dei mutamenti fisiologici della pubertà. Variazioni che portano l’organismo a stancarsi sempre più tardi la notte. «Quest’ultimo è un dato reale. In età evolutiva, dalla preadolescenza fino all’adolescenza, i bioritmi si spostano generalmente in avanti di due ore. Premesso che per riposarsi adeguatamente sono necessarie tra le 8 e le 9 ore di sonno, ecco l’inevitabile conflitto tra una buona notte di sonno e la sveglia del mattino», spiega il dottor Pietro Cantone, pediatra dell’ospedale Sant’Anna. Il senso comune tenderebbe a risolvere il problema suggerendo di mandare i ragazzi a letto prima.
«È vero. Oppure, come accade negli Stati Uniti, sempre molto pragmatici, spostando in avanti l’orario di ingresso in classe – aggiunge il dottor Cantone – Ciò che però a me sembra più importante è curare l’igiene del sonno che nel mondo occidentale è sempre più a rischio. Vanno modificati alcuni aspetti dello stile di vita». Spesso i genitori tornano tardi a casa la sera e «naturalmente giocano con i figli, stimolandoli e aumentando così il loro metabolismo cerebrale. Ovviamente ciò porta a posticipare il sonno. Qui dovrebbe scattare il cambiamento, sicuramente epocale, ma utile a garantire la qualità del riposo. Ovvero stare con i ragazzi più piccoli ma senza ricorrere a stimoli visivi o uditivi come la televisione».
«Inoltre sarebbe opportuno limitare, per i più grandi, l’uso di pc e smartphone – dice Cantone – Un uso massiccio riduce il sonno e può avere implicazioni sul sistema nervoso. E una qualità scadente nel riposo notturno può portare a stati depressivi, obesità e altro». Purtroppo non sempre risulta percorribile questo corretto stile di vita «e si potrebbe allora anche ragionare sugli orari di ingresso a scuola. Ma ciò comporterebbe anche un radicale cambiamento dell’organizzazione familiare».
Un sicuro beneficio, dalla campanella spostata alle 9, lo trarrebbe il traffico nelle grandi città che potrebbe spalmarsi su un periodo di tempo più lungo. «Si, è vero. Però, ribadisco, ci si deve concentrare sull’igiene del sonno. Stop a pc, telefonini e tv al massimo alle 22-22.30. Mezz’ora per leggere un buon libro o rilassarsi e poi, per le 23, ci si addormenta. Sveglia alle 7 e così le 8 ore sono assicurate».
Scettica sullo studio a stelle strisce anche la pediatra Roberta Marzorati. «Non ho indicazioni o esempi in grado di collegare i disturbi dei ragazzi con la sveglia mattutina. Neanche con problemi, come specificato, di obesità. L’eccessivo peso corporeo deriva piuttosto da abitudini alimentari errate. A volte, dalle concessioni di genitori che non sanno dire di no e permettono ai figli di mangiare merendine o cibi eccessivamente ricchi di zuccheri», spiega Roberta Marzorati. «Va anche detto come tutti noi siamo parte di una società che non permette di andare a lavorare alle 9.30. È inevitabile e ormai quasi fisiologico, visti i ritmi, prevedere gli attuali orari di ingresso a scuola».

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