A settembre va garantita la presenza dei docenti

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Leggendo di cose di scuola ogni tanto viene il dubbio che di scuola parlino persone che non ne vedono una da anni. E per vedere non intendo fare una veloce passeggiata in una delle tante vesti di ospitato pro tempore dove per tempore si intende una fugace apparizione di un paio d’ore.  Le scuole vanno guardate bene, a distanza ravvicinata, e con loro anche chi ci lavora dentro.

Alcune dichiarazioni di Ichino sul periodo di lockdown nella pubblica amministrazione hanno sollevato un vero vespaio. Ichino sostiene che il periodo di chiusura per qualcuno è stato lavoro, per altri riposo. Posto che non è colpa di nessuno se ad un certo punto un virus ci ha costretto a rimanere chiusi in casa, è vero che il lavoro da remoto non è stato per tutti la stessa cosa. Dirlo non può essere considerato una violazione dei diritti dei lavoratori né un attacco alla classe operaia.

È andata proprio così. Per qualcuno è stata una condizione obbligata: se sei un collaboratore scolastico e devi pulire una scuola, ma non ci puoi andare, è evidente che sei impedito nel tuo lavoro. Vero è che nel privato in quel caso o prendi ferie o sei in cassa integrazione, oppure entrambi se il periodo è lungo; che il pubblico rappresenti comunque un’area dove le tutele sono molto più forti è un dato oggettivo.

Per altri, invece, l’inoperosità è stata determinata da carenze professionali. Se non sai usare un computer è chiaro che non ti inventi un provetto informatico in una settimana perché devi fare la didattica a distanza. Molti sono stati aiutati e supportati dai colleghi nella loro attività professionale. Questo è umanamente bello, professionalmente molto meno. E poi ci sono stati anche i desaparecidos – perché ci sono stati – che si sono limitati ad effettuare i passaggi formali, ma fare lezione distanza è un’altra cosa.

Qual è il tema perciò? Tutta la seconda parte dell’anno scolastico, cioè la Didattica a distanza (Dad), è stata totalmente deregolamentata. Qualcuno si è ammazzato di lavoro per attivare e garantire le connessioni ai ragazzi, lezioni on line, sperimentare, includere, altri non hanno fatto nemmeno il necessario. Tutto ciò senza che venissero definite regole.

Sparita la legge sulla privacy, azzerata da connessioni attivate al posto delle famiglie che non riuscivano a farlo, chat di WhatsApp per spedire materiali e compiti da numeri di telefono personali a disposizione di tutti, violazione dello spazio privato dei lavoratori con casa a vista, marito, figli, cane e gatto.

Niente orari di lavoro, lezioni alle sei di sera, ore e ore al terminale, chat, mail e comunicazioni a qualsiasi ora. Sì, ha funzionato così. A settembre si riaprirà in presenza, prevalentemente, con lezioni per gruppi in simultanea, ma in quali spazi, con quali docenti e con quali regole? E soprattutto, possiamo pensare che quest’anno, in queste condizioni, la scuola possa reggere con il consueto meccanismo per cui nel nord si completa l’organico quasi a dicembre, spesso con personale senza titolo o abilitazione?

Chiedo. Perché non sarà possibile fare come al solito, mesi di  supplenze e classi accorpate,  sperando di vedere comparire finalmente qualcuno che si metta ad insegnare nel posto per il quale ha fatto volontariamente la domanda. Non basta assumere. Bisogna garantire la presenza, ed è tutta un’altra cosa.

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