A9, si scava nei rapporti tra i capi della banda

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Le indagini sulla rapina del secolo a Turate

(m.pv.) Si scava nei rapporti tra gli arrestati. Soprattutto, sotto la lente degli inquirenti, c’è il rapporto tra Giuseppe Dinardi, 50enne di Cologno Monzese, a cui viene contestata la rapina ai mezzi blindati della Battistolli, e il 39enne di Paderno Dugnano fermato lo scorso mese di giugno con l’accusa di detenzione di armi e ricettazione (e non di rapina). Perché pare che quest’ultimo sapesse molto di quello che era avvenuto a Turate, nel colpo record da 10 milioni di

euro in lingotti d’oro. I due erano infatti molto in sintonia, e il secondo era addirittura un tuttofare del primo. Poi qualcosa si è rotto, prima del colpo o subito dopo non si sa. Di certo, ritengono gli inquirenti, il 39enne qualcosa di preciso su quanto avvenuto lungo la A9 dovrebbe saperlo. Come pure pare che le armi che gli sono poi state sequestrate a Firenze (due pistole un fucile a pompa che non avrebbero sparato durante il colpo) fossero partite dal Lario per non si sa quale destinazione. Ma non è tutto qui. Perché il sospetto che cresce sempre più è che tra gli altri 16 indagati possano esserci altri referenti di primo piano del colpo, e non solo il già citato Dinardi e Antonio Agresti, l’uomo 42enne di Andria che avrebbe assoldato i suoi uomini di fiducia tra gente lucida e senza scrupoli della propria regione. Uomini che per lui erano pronti anche a rischiare la galera.

Nella foto:
Una parte delle armi sequestrate dalla squadra mobile nel corso delle indagini

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