Abbattuti sul Lario oltre 500 cinghiali. Coldiretti: «Ma è ancora emergenza»

Troppi cinghiali nel Comasco

Oltre 500 capi abbattuti. Ma non basta. L’invasione dei cinghiali continua a mettere in ginocchio l’agricoltura lariana, e in particolare quella montana. La denuncia arriva ancora una volta dalla Coldiretti che, utilizzando un’immagine forse eccessiva, parla di «uno scenario da pellicola post-apocalittica».
I cinghiali e gli altri animali selvatici «devastano i prati e i campi delle imprese agricole lariane: colture divelte, prati e pascoli distrutti, con le zolle completamente rivoltate, con migliaia di euro di danni per ogni loro “entrata in scena”».
Tra i territori più colpiti nelle ultime settimane, come detto, la Valle Intelvi, la Val Menaggio e l’Alto Lago: «un’areale critico sotto il punto di vista delle invasioni dei selvatici, con danni che lo scorso anno hanno superato i 150mila euro», stimano ancora i dirigenti di Coldiretti.
Tutto questo nonostante una campagna di abbattimenti che soltanto nel 2019 ha portato in Lombardia all’uccisione di 1.334 cinghiali, 517 dei quali nella sola provincia di Como.
Numeri che dimostrano come l’allarme di Coldiretti per il Lario sia in qualche modo giustificato. «Continueremo a difendere i prodotti dei nostri campi da una specie invasiva che sta generando danni enormi e che rappresenta un pericolo per la sicurezza – conferma intanto l’assessore regionale all’Agricoltura, Fabio Rolfi, che non rinuncia a una polemica con il governo gialloverde – La Lombardia sta facendo di tutto per arginare il fenomeno, nonostante l’assenza di risposte da parte del ministro dell’Ambiente, più volte sollecitato su questo tema».

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