Cronaca

Abbiamo sempre meno schermi. Ma Petazzi sogna un “multi” in Ticosa

altLa crisi – La voglia di pellicole rischia di rimanere a bocca asciutta. Tranne per il porno
Si è passati dalle 10 sale attive del 1982 alle 2 del 2012

Niente cinema, o quasi. I registi sbarcano ancora a Como, ultimo della lista Paolo Virzì, ma la città continua a rimanere a bocca asciutta. Si è passati dalle 10 sale attive del 1982 alle 2 del 2012. Sopravvivono, letteralmente, l’Astra di viale Giulio Cesare e il Gloria di via Varesina. Il primo è di proprietà della parrocchia di San Bartolomeo che di recente ha detto addio alla celluloide per passare al digitale. Il secondo, storica sala dedicata al cinema di qualità, dal d’essai alle nuove

uscite, è gestito dal circolo Xanadù che di recente ha lanciato un appello, una sottoscrizione per ristrutturare il tetto e comunque da tempo segnala la necessità di nuovi investimenti.
E poi? E poi basta. Chiuso da tempo il multisala di via XX Settembre, l’Astoria. Chiuso l’Europlex di Camerlata (2.051 posti per 9 schermi), da anni al centro di una contesa tecnico-urbanistica tra Esselunga e il Comune di Como. Chiuso il gioiello Politeama, «spina nel cuore dei cinefili», come ha scritto sulle pagine del “Corriere di Como” Lorenzo Morandotti. Anche in questo caso un irrisolto dell’amministrazione che non riesce a rilevare il 19% delle quote in mano ai privati. Degli antichi fasti in celluloide rimangono poi altre tracce. Il cinema teatro Cressoni (ex Odeon) di via Diaz e il vecchio Plinio di viale Lecco, chiusi entrambi, ovvio. Se qualcuno ricordasse il Volta, è l’attuale parcheggio dell’ospedale Valduce.
Siamo in presenza di una serie di sfortunate coincidenze, mancanza di pianificazione e visione della città, crisi del settore. I fattori che hanno portato alla situazione attuale sono molti e non è detto siano in conflitto l’uno con l’altro. Sta di fatto che per avere un’offerta completa sul fronte della programmazione, della varietà e della qualità tecnologica i comaschi devono prendere l’auto e andare all’Uci di Montano Lucino. Oppure a Cantù. E proprio dalla città del mobile spunta una possibilità concreta di rilancio. Paolo Petazzi, patron dell’impero Cinelandia, da tempo si affaccia su Como con piani precisi. Petazzi è a capo di 11 multisala, 62 schermi con un totale di 2 milioni e mezzo di biglietti staccati ogni anno, sparsi tra Aosta e Gallarate. Inoltre una nuova struttura a Biella (altre 7 sale) è sostanzialmente pronta e ci sono progetti su Erba.
Il manager accarezza l’idea di prendere in gestione l’Europlex di Camerlata che però, si è detto, è al centro di una questione tecnica complicata. Faldone in mano all’assessore all’urbanistica Lorenzo Spallino che, pur con prudenza, nei mesi scorsi ha incontrato Petazzi. L’imprenditore brianzolo, inoltre, non ha mai nascosto un piano B. L’idea di aprire in Ticosa. Un multisala di prossimità (si dice così) per servire i comaschi che al cinema vogliono andare a piedi. Su Ticosa la volontà è chiara. Ultime uscite, tecnologia d’avanguardia e una sala d’essai con ingresso autonomo. Su Ticosa però, si sa, pesano ancora decine di incognite, la bonifica dei terreni è ben lontana dall’essere conclusa.
Insomma, Como è senza cinema e lo sarà ancora a lungo. Però la città vanta un piccolo primato. È uno dei pochi centri del Paese con una sala a luci rosse ancora aperta. È lo storico Italia di Ponte Chiasso. Per i cultori dell’hard su grande schermo (nell’epoca del 2.0 evidentemente esistono e resistono) una soddisfazione. Se piace.

Davide Cantoni

Nella foto:
L’ex cinema Cressoni in via Diaz, che un tempo si chiamava Odeon (foto Baricci)
16 marzo 2013

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