Abbondino, Como alla caccia del gesto riparatore. L’ex assessore Gaddi: «Città invidiosa e tetra»

Don Roberto Malgesini

Prima Svolta Civica che chiede di intitolare a don Roberto Malgesini la piazzetta in cui il sacerdote è stato ucciso. Poi la parlamentare del Pd, Chiara Braga, che «suggerisce» al sindaco Mario Landriscina di rinominare «l’attuale Sala Stemmi del Comune, dando così il segnale che quella richiesta di apertura e accoglienza che don Roberto praticava con la sua vita, trova visibile riconoscimento nel centro, nel cuore stesso, della massima istituzione della Città». Una parte della Como politica sta cercando, probabilmente invano, di imboccare la strada della “riparazione”.
Non potendo tornare indietro sulla decisione della commissione che ha negato l’Abbondino d’oro al prete degli ultimi, tenta di metterci una pezza. Con quale efficacia è tutto da valutare.
Nel frattempo, Il dibattito su quanto accaduto rimane aspro. Soprattutto sui canali social, dove i messaggi di sdegno si moltiplicano.
L’ex presidente del consiglio comunale ed ex assessore alla Cultura, Sergio Gaddi, ha usato il vetriolo per descrivere la situazione. «La qualità e quantità delle figure di m… del Comune di Como a livello nazionale oramai supera di gran lunga il numero di turisti del periodo pre-Covid – ha scritto Gaddi su Facebook – Una ribalta nazionale fantozziana e imbarazzante che ha toccato la vetta del ridicolo più tragico con la storia dell’abbondino negato al povero don Roberto. È che gli amministratori del comune sono pure enormemente sfigati, perché pensavano di sfangarla e invece, proprio nello stesso giorno della loro decisione infausta, il presidente della Repubblica tributava all’eroico don la medaglia al valore alla memoria. Cosa si può aggiungere a una roba del genere? Come si può commentare il livello di gretta piccineria che trasuda da una scelta del genere? Se non fossimo sicuri che il sacerdote vittima stia sorridendo dall’alto di tanta meschinità, ci sarebbe da invocare uno tsunami purificatore che finalmente possa inghiottire una città invidiosa e tetra, in balìa di piccole personcine senza qualità».
Con toni sicuramente meno taglienti ma altrettanto severi, anche il segretario provinciale del Pd, Federico Broggi, ha fatto notare come «in questo 2020» sarebbe stato «necessario avere il coraggio di fare una scelta significativa, in ragione dell’eccezionalità dei fatti che hanno colpito il nostro Paese e la città di Como. Avrei osato maggior coraggio e meno razionalità, a volte in politica serve anche questo».
Ma c’è stato, da sinistra, chi se l’è presa pure con l’opposizione, accusata di non aver condotto fino in fondo la sua battaglia, anzi probabilmente di averla sottovalutata.
È il caso dell’ex assessore al Patrimonio di Palazzo Cernezzi, Marcello Iantorno, ancora oggi militante del Partito Democratico: «In Commissione è stato commesso un errore molto grave, specie dai consiglieri di minoranza presenti. Farebbero bene ad ammetterlo». Soltanto così, spiega Iantorno, si potrà in futuro «evitare il ripetersi di scelte che vanno bene alle destre e alla cultura contraria a princìpi di solidarietà e umanità». Quelle stesse destre che, a detta dell’ex assessore della giunta Lucini, ha fatto «fare una pessima figura alla società civile comasca».

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