Abitare sul Lario allunga la vita: comaschi più longevi di un anno

Un Paese che invecchia, forse, non “ama” troppo i giovani, li tiene lontani dai centri di comando e distanti troppo a lungo da un lavoro stabile. Ma è anche un Paese in cui si vive bene. Uno dei grandi paradossi dell’Italia del XXI secolo è proprio l’innalzamento costante della speranza di vita, ormai giunta in media a 82,7 anni. Numeri che non sono però omogenei: si vive un po’ meno al Sud e un po’ di più al Nord. Como e la Lombardia, ad esempio, superano in generale la linea mediana: sul Lario la speranza di vita è infatti di 83,2 anni. Segno che l’aria del lago – ma soprattutto la qualità di vita della provincia comasca – favoriscono condizioni ottimali per vivere più a lungo.
I numeri dell’Italia con le chiome canute sono stati illustrati in dettaglio in una ricerca condotta insieme dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, dall’Istituto di Sanità Pubblica – Sezione di Igiene e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Una messe abbastanza imponente di dati dai quali emerge con prepotenza un elemento significativo: a pesare sulla speranza di vita degli italiani è soprattutto lo status sociale: «i fattori economici e culturali – si legge infatti nella ricerca – influenzano direttamente gli stili di vita e condizionano la salute delle future generazioni».
Insomma: le persone che hanno maggiori disponibilità economiche sono anche le più avvertite sui temi della nutrizione e della salute in generale e possiedono, ovviamente, mezzi più solidi per curarsi. Magari spostandosi nei territori in cui operano i centri specializzati.
Anche il livello di istruzione conta molto: «La rinuncia alle cure per motivi economici tra le persone con livello di studio basso è pari al 69%, mentre tra i laureati tale quota si ferma al 34%», si legge ancora nel report.
Una cosa è chiara, e i ricercatori della Cattolica di Roma lo dicono in modo chiaro: nonostante i divari tra Nord e Sud, «il modello italiano» di assistenza sanitaria «è tra i migliori» d’Europa e del mondo, «anche in considerazione della maggiore longevità di cui godono i nostri concittadini». Siamo dietro soltanto alla Svezia. E questo è sicuramente un risultato da salvaguardare.

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