Abusava di una bimba e filmava le violenze: «Ma era capace di intendere e di volere»

Il Tribunale di Milano

Secondo il perito del giudice, nominato per indagare sulla mente dell’uomo finito in aula per una brutta vicenda di abusi ai danni di una bambina piccola, l’indagato avrebbe dei disturbi che tuttavia non avrebbero inficiato la sua «capacità di intendere e di volere» in merito ai fatti – brutali – che gli vengono contestati. È questa la conclusione cui è giunto il tecnico del giudice dell’udienza preliminare, che sarà verosimilmente anche a fondamento della requisitoria che verrà tenuta dalla pubblica accusa nell’udienza fissata in maggio, quando dovrebbero arrivare le richieste di pena. L’udienza che si è tenuta a Milano è servita solo a ribadire la richiesta di rito Abbreviato sia da parte della difesa dell’uomo, sia da parte di quella della sua ex compagna, finita pure lei sotto i fari della Procura che ha indagato sulla vicenda.

In aula, fin dalla precedente udienza, si erano costituite come parti civili sia la mamma della bambina, sia la bambina stessa tramite il proprio genitore. Le udienze si stanno tenendo a Milano, tribunale competente, e sul banco ci sono le accuse di violenza sessuale aggravata su una minore e detenzione di materiale pedopornografico.

A rispondere alle contestazioni c’è soprattutto un 30enne del Comasco, e con lui è finita davanti al giudice anche la compagna – 30 anni – accusata di concorso per «aver omesso di denunciare i fatti» nonostante fosse stata presente «nell’abitazione in cui questi avvenivano».
In realtà, l’appartamento in cui sarebbero avvenute tre delle quattro violenze contestate sulla bambina, sarebbe una mansarda esterna alla casa. Il quarto abuso sarebbe invece avvenuto in una baita. Il capo di imputazione, messo nero su bianco dalla Procura di Milano, è un film dell’orrore.

Il 30enne è accusato sia di detenzione di materiale pedopornografico (4.473 video, molti autoprodotti, e 6.915 immagini), sia di aver abusato di una bambina di pochi anni (meno di cinque), dopo averla drogata con un sedativo, e filmato tutto con una videocamera. Avrebbe poi tentato di mettere in vendita online i video nel deep web. Non solo, ma dalle indagini è emerso – ed è stato bloccato prima della pubblicazione – un vero e proprio tutorial autoprodotto (tradotto anche in inglese) con istruzione su come abusare di minori drogandoli e senza che questi se ne accorgessero.

Un dettagliatissimo racconto con aberranti appunti sulle riprese da effettuare e i «travestimenti da utilizzare per confonderne i ricordi». Un orrore. Alle accuse, proprio per questo motivo, è stata aggiunta quella di istigazione a pratiche di pedofilia.


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