Abusiamo spesso di parole straniere invece di cercare sinonimi italiani

Siamo abbastanza bravi a pronunciare correttamente le tante parole straniere che si usano oggi. Inciampiamo però grossolanamente nel pronunciare, o meglio, nel non pronunciare la H, che per noi è muta. Non così in altre lingue, per cui dovremmo pronunciarla. Così Hitler diventa Itler, Hotel otel, hobby obby e Random House Randomaus, cioè topo rando.
La lettera H nella lingua italiana non ha alcun valore fonetico, ma esclusivamente ortografico. Ad esempio, nelle forme del verbo avere la lettera H serve solo a distinguerle da parole che hanno lo stesso suono (e forse è per questo che i ragazzi sbagliano a scrivere, incorrendo in errori da matita rossa?).
È abbastanza comprensibile, quindi, che nella pronuncia di parole straniere da parte di persone di madrelingua italiana, la H rischi di perdere il valore fonetico originario, con le possibili conseguenze che la lettrice segnala.
Del resto gli inglesi che parlano italiano inciampano anch’essi nel rischio opposto e magari si lasciano andare ad aspirazioni laddove non necessita alcun sospiro per pronunciare una parola in italiano corretto.
A dire il vero, non è mancato nella storia della nostra lingua chi è stato fautore dell’abolizione della lettera H – uno su tutti, l’umanista Aldo Manuzio – e chi ha sostenuto che, per il verbo avere, nelle voci omofone, basterebbe accentare la vocale per conservare la distinzione ortografica.
Per ora, comunque, la lettera H esiste ancora e mandarla in pensione significherebbe togliere alle maestre il gusto di una facile correzione, ma sarebbe forse un oltraggio anche ai fenici che hanno introdotta la lettera H (anche se aspirata e non muta) nel loro alfabeto, poi confluito in quello etrusco.
Quanto alla pronuncia delle parole straniere, è giusto che rispettiamo la loro fonetica, e non dovrebbe esser difficile per noi italiani imparare ad aspirare laddove è necessario? anche se poi il nostro primo ministro – secondo l’idioma tipicamente toscano – aspira anche dove non è necessario? Insomma, se un appunto ce lo possiamo fare è che abbiamo imparato ad abusare di parole straniere – soprattutto inglesi – senza fare la fatica di trovare un opportuno sinonimo italiano.
Questa benedetta fatica ci aiuterebbe, intanto, ad arricchire il nostro sempre più povero vocabolario – ridotto in alcuni casi a meno dei cinquecento vocaboli che sono richiesti per conoscere una lingua – e poi, magari, ci eviterebbe qualche storpiatura di parole straniere, con l’orgoglio italico della nostra H muta?

Lisa Glauber

Nella foto:
Studenti in un’aula con la tradizionale lavagna. È aperto il dibattito sulla lettera H che nell’alfabeto italiano non ha valore fonetico

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