Cronaca

Accise più alte sui carburanti, la protesta dei benzinai

Per finanziare la ricostruzione in Emilia
Daniela Maroni: «Non siamo il Bancomat dello Stato. Così il governo ci annienterà»
«Questo governo ci sta annientando». È lapidario il commento di Daniela Maroni, presidente provinciale dei benzinai comaschi, sull’aumento di 2 centesimi delle accise sui carburanti deciso ieri dal consiglio dei ministri per finanziare gli interventi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto che martedì scorso ha di nuovo sconvolto l’Emilia-Romagna.
La rappresentante dei gestori lariani fa una doverosa premessa. «I 2 centesimi di aumento hanno alla base una motivazione molto
forte e condivisibile – dice Daniela Maroni – In un momento così terribile siamo ovviamente solidali con chi è stato colpito tanto duramente dal sisma». Poi parte all’attacco. «Tutto ciò non può però impedirci di denunciare il fatto che benzina e gasolio diventano, ancora una volta, il Bancomat dello Stato. Uno Stato che fa pagare sempre e soltanto i soliti, cioè tutti noi cittadini che usiamo quotidianamente i mezzi di trasporto, mentre i politici non rinunciano a nulla e non tagliano mai i loro stipendi e le loro pensioni. Non dimentichiamo che, con quest’ultimo aumento, ogni cittadino paga un euro e 12 centesimi di imposte su ogni litro di carburante. Un carico fiscale pari al 63% del prezzo finale».
Il presidente provinciale della Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti (Figisc), associazione che fa parte di Confcommercio, chiede poi al governo che intenzioni abbia. «È ora che l’esecutivo guidato da Mario Monti decida che cosa vuole fare di noi gestori di impianti: se vuole cioè farci chiudere o meno».
Perché secondo Daniela Maroni questo ulteriore aggravio delle accise rischia di far cessare l’attività dei distributori delle province di Como, Sondrio e Varese, già duramente provati dalla concorrenza delle vicine pompe elvetiche che negli ultimi mesi hanno attirato un numero sempre più consistente di automobilisti grazie ai prezzi più bassi. Tanto è vero che i gestori lariani hanno perso oltre il 40% dei litri erogati e si trovano costretti a licenziare i dipendenti.
«Noi benzinai presto partiremo con una petizione a livello nazionale per chiedere al governo di togliere le ultime accise e di tornare ai prezzi del 7 dicembre», spiega la Maroni. Il 7 dicembre scorso sono scattati gli aumenti delle imposte sui carburanti previsti dal decreto Salva Italia varato dal governo Monti: 10 centesimi in più per la benzina verde e 14 centesimi in più per il gasolio. «Lo Stato aveva bisogno di fare cassa subito e, come sempre, ha preso di mira benzina e gasolio – aggiunge il presidente provinciale della Figisc – Così ha però messo in ginocchio i distributori, gravando ulteriormente sulle tasche degli automobilisti e delle famiglie».
Una situazione che sul Lario diventa ancora più insostenibile per la concorrenza dei distributori elvetici, nonostante gli sconti previsti dalla carta regionale (18 centesimi in fascia A e 10 in fascia B), divenuti oggi insufficienti a colmare il divario con la Svizzera. «Se lo Stato togliesse i 10 centesimi di aggravio sulle accise della benzina e i 14 centesimi sul gasolio, noi potremmo ricominciare a lavorare – conclude la Maroni – Il governo non si rende conto che, se non amplia la possibilità di sconto prevista dalla tessera regionale, continuerà a perdere milioni di euro di accise perché gli automobilisti non fanno più il pieno in Italia ma in Svizzera. E a Como, Sondrio e Varese i distributori chiuderanno».

Marcello Dubini

Nella foto:
Benzina sempre più cara in Italia, e così non si arresta il flusso di automobilisti che superano il confine per fare il pieno ai distributori elvetici
31 maggio 2012

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