Accoltellato a morte per gelosia: chiesto l’Abbreviato

I carabinieri sul posto a Mozzate

Si è svolta ieri mattina, nel palazzo di giustizia di Como, la prima udienza preliminare del fascicolo nato dall’omicidio di Lorenzo Borsani, 36enne di Mozzate. L’uomo – al termine di un litigio che risale all’agosto del 2020 – era stato accoltellato a morte da Flavio Briancesco, 50enne di Locate Varesino. Un solo fendente diretto al petto (che ha trapassato costato e cuore) e che non aveva lasciato scapo alla vittima.

Il delitto, come detto, era arrivato al termine di una lite in cui l’accusato – che si trova ai domiciliari – aveva utilizzato un coltello con una lama lunga 10 centimetri.
La vittima aveva altri segni sul braccio, sempre riconducibili a un’arma da taglio, ma secondo l’esame autoptico queste furono lesioni di difesa, ovvero successive a un tentativo da parte di Borsani di parare il colpo che stava per ricevere e che poi era risultato fatale.

Il 50enne aveva dichiarato al pubblico ministero che aveva agito per difendersi dopo che il rivale – che sospettava una relazione con la moglie – si era fatto sotto per aggredirlo.
Briancesco era uscito dalla casa della moglie della vittima per verificare le gomme della propria auto che erano state tagliate, verosimilmente proprio da Borsani, che attendeva nei paraggi.
Quest’ultimo avrebbe subito avvicinato il 50enne, intimandogli di non fare più ingresso in casa sua dove era entrato per fare lavori di idraulica. Sarebbe stato questo il motivo dello scontro poi degenerato.

Il pm Antonio Nalesso nelle scorse settimane aveva chiesto al giudice dell’udienza preliminare di Como, Andrea Giudici, il rinvio a giudizio per Briancesco e ieri mattina si è tenuta la prima udienza. La difesa ha prima cercato di chiedere l’Abbreviato subordinato all’audizione di un testimone (che tuttavia era già stato sentito dai carabinieri della compagnia di Cantù in fase di indagine) poi ha scelto di definire il processo con un Abbreviato semplice con il conseguente sconto di un terzo della pena. L’accusato si trova ora ai domiciliari ma, contestualmente all’udienza di ieri (in cui si sono costituiti parte civile i familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Simone Gatto) ha chiesto, tramite il proprio legale, la revoca della misura. Il giudice si è riservato di decidere sull’istanza, rinviando invece l’udienza al prossimo mese di settembre. In quella occasione si entrerà dunque nel merito di quanto accaduto a Mozzate.

Secondo quanto era stato ricostruito dai carabinieri, Briancesco era scappato a piedi subito dopo aver inferto il fendente mortale. Poi, dopo aver chiesto aiuto a un amico, aveva raggiunto la casa della compagna a Locate Varesino. Era finita lì, tuttavia, la breve fuga del ricercato, raggiunto poco dopo dai militari dell’Arma.

Era stata la fidanzata dell’arrestato a telefonare ai militari, che tuttavia erano già sulle sue tracce. In un primo momento, di fronte alle forze dell’ordine, Briancesco disse di aver usato il coltello che la vittima aveva utilizzato per tagliargli le gomme della macchina.
In realtà, nel corso della notte, la versione cambiò e l’arrestato riferì di un serramanico di 23 centimetri complessivi che teneva nella cassetta degli attrezzi. Il 50enne aveva poi indicati ai carabinieri il punto in cui se ne era liberato.

L’arma era stata infatti ritrovata a 300 metri dal luogo della lite mortale, in via Limido, nel giardino di una casa. Il coltello era stato posto sotto sequestro assieme agli abiti madidi di sangue che l’arrestato aveva addosso al momento della colluttazione.

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