Accordo fiscale sui frontalieri, slitta la firma tra Italia e Svizzera. Il “doppio binario” frena l’intesa

Svizzera, dogana

La firma della pre-intesa sulla riforma dell’accordo fiscale tra Italia e Svizzera, annunciata entro la fine di quest’anno, potrebbe slittare. L’ultimo incontro tra le delegazioni dei due Paesi chiamate a trattare i termini dell’accordo si è risolto, a quanto è dato sapere, con un nulla di fatto. Non c’è infatti consonanza sulla questione del cosiddetto «doppio binario», la norma che dovrebbe permettere agli attuali frontalieri di evitare la tagliola della riforma. L’Italia ha chiesto che siano considerati «vecchi frontalieri» tutti i possessori di una posizione pensionistica svizzera (Avs), mentre la Confederazione spinge per applicare le nuove regole a tutti coloro i quali firmeranno un contratto di lavoro dopo l’entrata in vigore dell’intesa, a prescindere dal fatto che in passato abbiano o no avuto in impiego oltrefrontiera.
Il «doppio binario» potrebbe anche finire sotto osservazione da parte della Consulta per via della sua possibile incostituzionalità (qualora fosse adottato, infatti, si applicherebbero regole diverse alla stessa categoria di persone). Ma al di là di questo – che comunque non è un dettaglio da poco – la discussione tra Italia e Svizzera ha un sapore soprattutto economico-finanziario. Le nuove regole garantirebbero agli elvetici maggiori introiti fiscali e permetterebbero di allentare le tensioni che da tempo caratterizzano il rapporto tra la Confederazione e il Cantone.
Il viceministro all’Economia del governo italiano, Antonio Misiani, raggiunto ieri al telefono dal Corriere di Como, ha confermato lo stallo, pur non entrando nel merito della questione. «Stiamo lavorando – ha spiegato Misiani – purtroppo, al momento, abbiamo altre priorità; in Parlamento ci sono in discussione le leggi di Bilancio e bisogna chiudere con il Recovery Plan».
Il trattato sulla doppia imposizione dei frontalieri, evidentemente, viene dopo i grandi temi. A maggior ragione se l’intesa è tuttora da perfezionare.
Una risposta del tutto simile arriva pure dal senatore varesino del Partito Democratico Alessandro Alfieri, il parlamentare che più da vicino in questi mesi ha seguito la trattativa con la Svizzera. «Si sta andando avanti – dice Alfieri al Corriere di Como – mancano ancora alcuni dettagli». Un’affermazione molto diplomatica, nello stile dell’esponente Dem, che in effetti ha un passato da funzionario della Farnesina.
Un’affermazione che lascia, però, intatti i dubbi sulla conclusione dell’accordo.
Spiega Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale dei frontalieri per la Cgil: «Dopo l’ultimo incontro tra Misiani e il suo omologo svizzero, avvenuto credo ai primi di questo mese, non siamo stati convocati. Questo significa che non ci sono stati passi avanti. Il viceministro aveva infatti assicurato che prima di siglare ogni possibile intesa avrebbe nuovamente consultato le parti sociali. È del tutto evidente – aggiunge Augurusa – che in questo momento le priorità sono altre. Noi lo abbiamo sempre detto: non c’è alcuna fretta di cambiare il trattato sulla doppia imposizione fiscale. La pandemia ha reso più difficile la gestione della crisi e sono ancora troppi i punti controversi, su cui peraltro le organizzazioni sindacali, dopo aver hanno espresso le proprie riserve, hanno pure formulato proposte risolutive». Niente firma, quindi, almeno non nei prossimi giorni.
Se ne riparlerà molto probabilmente nel 2021. Cosa che non farà piacere agli svizzeri e, in particolare, ai partiti conservatori – in testa la Lega dei Ticinesi – che da tempo chiedono l’abbandono unilaterale dell’accordo e l’interruzione definitiva del versamento dei ristorni ai Comuni italiani di frontiera.
In effetti, lo scorso 28 settembre il consigliere federale Ignazio Cassis, ministro degli Esteri della Confederazione, a margine di un incontro con i governi cantonali del Ticino e dei Grigioni aveva assicurato una rapida soluzione del problema.
«Il nuovo accordo con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri potrebbe essere firmato entro fine dell’anno, questo almeno è il nostro obiettivo. Negli scorsi giorni, a Roma c’è stato un incontro tra autorità svizzere e italiane e sembra che si sia stato raggiunto un accordo di principio sulle modifiche da apportare al testo così da poterlo ratificare», aveva detto Cassis. Il titolare della diplomazia elvetica aveva pure parlato di un «un passo concreto, a cui non assistevamo da tempo». Evidentemente, l’ottimismo del ministro svizzero era eccessivo.

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