Accordo sui frontalieri, ora Berna chiede di fare presto

Dogana di Chiasso. Confine Italia Svizzera

Sul tema banche e frontalieri, la Svizzera batte un colpo. Per la prima volta dopo lungo tempo, la Confederazione chiede all’Italia tempi certi sull’accordo siglato nel 2015 tra i ministri dell’Economia ma mai ratificato dal Parlamento di Roma.
Un accordo che, com’è noto, riscrive la doppia imposizione fiscale sugli oltre 65mila frontalieri e apre le porte dello Stivale alle banche rossocrociate.
In un incontro a Berna con la stampa italiana, il segretario di Stato elvetico per le questioni finanziarie internazionali, Jörg Gasser, ha ricordato come la Svizzera «avrebbe voluto firmare l’intesa sulla fiscalità dei frontalieri già con il governo Gentiloni e comunque il prima possibile». Ora il rischio che con la Lega al governo «su alcuni temi del dialogo bilaterale dovremo ricominciare a riaprire le discussioni» si è fatto molto più forte. E preoccupante.
«Quello che potrebbe essere rimesso in ballo da parte italiana è proprio il nuovo accordo sui frontalieri», ha aggiunto Gasser. Scoprendo così, in qualche modo, il malessere della parte elvetica sul tema.
Le parole di Gasser hanno un peso. Va detto, per chiarezza, che in Svizzera il segretario di Stato è un incarico conferito dal Consiglio federale – il governo di Berna – agli alti funzionari messi a capo delle varie del dipartimento degli Esteri. È del tutto chiaro che le notazioni del segretario di Stato equivalgono in tutto e per tutto a una presa di posizione del governo federale.
Nel linguaggio soft della diplomazia, le cose aggiunte da Gasser sono inequivocabili: «è un buon compromesso; ma se il nuovo governo italiano intende riaprire il dossier saremo costretti a rivalutare la situazione». Come dire: nulla è scontato.
Nel dibattito si è inserita ieri anche la Regione Lombardia con Massimo Sertori, assessore al quale il neogovernatore Attilio Fontana ha dato la delega ai Rapporti con la Confederazione Elvetica. Commentando le parole di Gasser, l’assessore Sertori ha auspicato «la formazione, in tempi brevi, di un governo nazionale “amico” che porti avanti temi finalizzati alla tutela e allo sviluppo dei nostri territori» e affronti «la questione prioritaria dei lavoratori frontalieri».
In realtà, Sertori non ha spiegato nella nota stampa affidata all’agenzia di Palazzo Lombardia in quale direzione debba essere affrontata la questione frontalieri. L’ex presidente della Provincia di Sondrio ben conosce il problema dell’accordo fiscale e altrettanto bene conosce le posizioni del suo partito, la Lega, contrario all’intesa siglata nel febbraio 2015 dal ministro Piercarlo Padoan.
L’idea di «portare avanti con forza il tema dell’autonomia che avrà come conseguenza anche il rafforzamento dei già buoni rapporti con la Svizzera» è immaginata da Sertori quale «formula vincente». Ma Gasser ha chiesto di ratificare al più presto un accordo definito in campagna elettorale da Salvini «devastante» e da «cancellare». Due posizioni non proprio facili da conciliare.

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