Accuse fiscali: Brivio torna in aula. «Sapevano come fare fatture false anche senza il mio aiuto»

Como Tribunale Palazzo di giustizia

«False operazioni? Non ho mai dato indicazioni sulle fatture da fare. E non ho mai portato soldi all’estero in fondi schermati». Alberto Brivio, commercialista condannato all’ergastolo per l’omicidio di Alfio Molteni, architetto di Carugo ucciso il 15 ottobre 2015, è tornato ieri in Tribunale a Como. Al centro dell’attenzione il fascicolo bis che lo vede imputato per un giro di presunti reati fiscali a vantaggio di aziende per cui lavorava, vicende emerse proprio in seguito alle indagini sul delitto. Nelle perquisizioni vennero a galla una serie di presunte false fatture che confluirono in un secondo fascicolo che ruotava attorno a importanti aziende della Brianza comasca.
«Ma le aziende erano già avvezze a fare operazioni inesistenti per abbattere gli utili – ha detto in aula Alberto Brivio – non avevano certo bisogno dei miei consigli». Nel mirino sono finiti i rapporti con un cittadino austriaco, anche lui in aula seppure con un percorso processuale diverso. «Mi fu presentato nel 2011 in un incontro tra amici, lui allora viveva in Italia. Era nata un’amicizia e gli presentai clienti che volevano diversificare gli investimenti. Poi però i rapporti li portavano avanti loro senza il mio intervento». Rapporti che toccarono anche Daniela Rho, moglie di Molteni, condannata a 20 anni per il delitto e ritenuta dall’accusa l’amante di Brivio. L’austriaco «seguiva gli investimenti di Daniela Rho dal 2012, tra loro c’era un rapporto consolidato. La società creata in Austria aveva l’obiettivo, per quanto ne sapevo io, di acquisire la partecipazione in una società di Dubai. Fu creata per quello».

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