I personaggi del Corriere

Achille Grandi visto da vicino

alt

Nato a Como 130 anni fa
Lo storico comasco Giorgio Cavalleri ricorda il fondatore delle Acli attraverso gli incontri con la moglie

La vita al fianco di Achille Grandi, l’intensità del suo impegno, la povertà, le incomprensioni con la gerarchia ecclesiastica, la forza morale, la frequentazione di grandi personalità della politica. C’è tutto questo nel racconto che lo storico e scrittore lariano Giorgio Cavalleri fa del sindacalista cristiano comasco, fondatore e primo presidente delle Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani). Un profilo in controluce tracciato grazie agli incontri, prima sporadici e poi sfociati

in vera amicizia, con Maria Crovato, vedova di colui che fu anche vicepresidente dell’Assemblea Costituente.
Nello scorso mese di ottobre a Como sono stati celebrati i 130 anni dalla nascita, proprio in città, di Achille Grandi. Nell’occasione, Cavalleri e il giornalista e dirigente della Rai, Renzo Salvi, hanno dato alle stampe “Parole nella storia”, un repertorio bibliografico, cine-televisivo e fotografico: in pratica, tutto ciò che esiste a livello documentaristico su una figura a torto dimenticata. Allegato al libro c’è un dvd con l’intervista di Salvi a Cavalleri, qui di seguito sintetizzata.
Tutto ha inizio il 23 ottobre 1961, quando si inaugura la scuola “Achille Grandi” di Cantù.
«Io avevo poco più di vent’anni – ricorda Cavalleri – e mi era stato detto: “Devi andare con l’auto a prendere la moglie di Grandi e portarla alla scuola”. L’inaugurazione era prevista per le 11. Io andai a Camerlata, in via Turati, dove la signora abitava nelle case popolari in un appartamento modestissimo di due stanze. Mi accolse con semplicità, discorrendo in dialetto. Nel nostro breve viaggio capivo che si sforzava di parlare in italiano, ma anche il dialetto era per lei la base preferita, per cui poi ci intendemmo sempre nell’idioma comasco».
Al taglio del nastro assieme al senatore Lorenzo Spallino, lariano d’adozione e all’epoca ministro delle Poste e Comunicazioni, Maria Crovato, descritta come una donna gentile e affabile, «ma modesta e quasi dimessa», si comportò con grande dignità. «Terminata la cerimonia – prosegue Cavalleri – riaccompagnai a casa la signora, che mi invitò ad andare a trovarla, cosa che feci subito dopo Natale. All’inizio mi tenne sulla porta, poi si sgelò, mi fece entrare e dopo un’ora e mezza di colloquio mi disse: “Come, va già via?”». Iniziò così una frequentazione attenta e rispettosa. Lo storico comasco conferma: «Andai sempre a trovarla, all’inizio due o tre volte all’anno, poi più di frequente fino al 1975, quando morì. Diventammo amici, se si può dire così tra una persona di venti-trent’anni e una di ottanta-novanta. Comunque, il nostro rapporto fu molto cordiale».
Nell’intervista, Renzo Salvi ricorda che alcuni scatti fotografici ritraggono una ragazza molto elegante. Pochi anni dopo il matrimonio, però, la stessa persona sembra una donna più che matura, quasi anziana?
«Una di quelle fotografie – risponde Cavalleri – fu scattata a Venezia in occasione della Settimana Sociale dei cattolici del 1912. Nel 1913 cambiò tutto: tra Grandi e il vescovo di Como (Alfonso Archi, ndr) avvenne uno scontro per il fatto che i cattolici dovevano attenersi al “Non expedit”, vale a dire non partecipare alle elezioni, salvo la possibilità di farlo a favore dei liberali votando secondo il Patto Gentiloni. Grandi si oppose e fu licenziato dalla giunta provinciale diocesana. Così, pur essendo consigliere comunale e provinciale e molto noto in città, anche come leader di un nascente movimento cattolico operaio, di colpo venne mandato via. Qualche mese dopo troverà un posto di lavoro a Monza, ma quella vicenda fu un trauma che credo abbia influito anche sull’aspetto esteriore della persona e della moglie».
Giorgio Cavalleri è stato autore di un libricino – come lo definisce lui – dedicato ad Achille Grandi che piacque alla moglie. «Mi disse: “Ho fotografie e un po’ di lettere di mio marito; le do a lei perché sono sicura che le terrà da conto”. Questo mi commosse profondamente e segnò anche un passaggio perché da allora alcuni amici delle Acli cominciarono a chiedermi se potevamo andare assieme a trovare la signora. Si passò così dall’icona all’idea che attraverso questa frequentazione si potesse rendere un omaggio diverso alla figura del marito».
Gli aneddoti sono numerosi. Quando, all’inizio degli anni ’70, Papa Paolo VI sconfessò le Acli, i loro seguaci comaschi andarono preoccupati da Maria Crovato che semplicemente disse loro, sempre in dialetto: “State dalla parte degli operai e avrete sempre ragione”. Grandi aveva anche un’intensa attività pubblicistica e la moglie lo ricordava con orgoglio: “A mio marito piaceva fare il giornalista”. Durante il fascismo, però, dovette adattarsi ai lavori che gli permettevano di sbarcare il lunario: tornò all’attività originaria di tipografo alle Paoline, a Milano; fu commesso viaggiatore di arti grafiche (carta da lettere e poco più) e fece anche il custode di una sala da ballo.
Finita la guerra e tornata la democrazia, fu tra i firmatari del patto di unità sindacale con il comunista Di Vittorio e il socialista Lizzadri. Il comasco, come ricorda Salvi nell’intervista, da primo segretario della Cgil unitaria assunse il compito di catalizzatore di ruoli e di straordinario propulsore organizzativo. «La moglie diceva che già nel 1942 facevano riunioni clandestine a casa di qualcuno, tra gli altri faceva il nome di Gronchi, futuro capo dello Stato», che come altre figure politiche di primo piano – Fanfani, Scalfaro, anch’egli poi presidente della Repubblica – in seguito vennero a Como a celebrarne la figura. In quel periodo, Achille Grandi godeva ancora di buona salute. In breve tutto cambierà con la malattia che, in un paio d’anni, lo porterà alla morte a 63 anni di età, già nel 1946, mentre era vicepresidente dell’appena eletta Assemblea Costituente.
E la signora Maria come ricordava la sua vita con Grandi? Ecco la risposta di Cavalleri: «Un giorno mi disse: “Eh sì, noi ci volevamo bene, ma praticamente io non lo vedevo mai”. Quando, ancora giovane, era segretario della giunta diocesana, che operava, oltre che nel Comasco, in tutta la Valtellina e in parte delle province di Lecco e di Varese, usciva alle nove e spesso tornava a casa alle tre del mattino. Però alle otto usciva di nuovo. A casa era il 31 dicembre, il primo dell’anno, le vigilie dell’Epifania e di Pasqua più il giorno stesso di Pasqua. Facevano le ferie nella settimana di Ferragosto».
Sul finire della sua vita, Grandi incontra un’altra grande delusione. Papa Pio XII aveva accettato temporaneamente il sindacato unitario, ma con la presenza delle Acli quali cellule di ispirazione cristiana per la formazione dei sindacalisti cattolici. All’inizio di quel fatale 1946, il sindacalista e uomo politico comasco chiese di essere ricevuto proprio dal pontefice, che però oppose un rifiuto. «Eppure – obietta amaramente Cavalleri – Grandi aveva dedicato tutta la vita agli altri. Sua moglie, quando io la conobbi, non aveva ancora il telefono che le fu installato dopo qualche tempo per iniziativa della Cisl di Como. Lei diceva: “Io non ho niente perché mio marito dava quello che aveva a chi ne aveva bisogno”. Era un uomo che serviva gli ideali evangelici e il Papa non lo ricevette perché lo riteneva troppo compromesso con i socialcomunisti… La moglie ne era dispiaciuta, ma riferiva che il marito ripeteva spesso: “Io con la mia coscienza sono a posto”».
Il finale della storia è tutto personale. Lo storico comasco, sollecitato dal giornalista Renzo Salvi, traccia un bilancio delle visite a Maria Crovato: «Quell’incontro del 23 ottobre 1961, in apparenza di routine, di fatto mi ha cambiato la vita. Erano gli anni del boom economico, io ero giovane, avevo studiato, tutti sottintendevano che noi giovani avremmo fatto i soldi… Ecco, invece, il fatto di vedere questa signora che era stata moglie di un uomo politico importante e non aveva una lira mi ha indotto a pensare. Era importante vivere con un po’ di tensione ideale. Se prima, come molti in quel periodo, avevo suggestioni di successo anche economico, quell’incontro mi ha fatto riflettere: i valori della vita sono altri e bisogna cercare di conciliare le due cose».

Marco Guggiari

Nella foto:
Maria Crovato, vedova di Achille Grandi, inaugura la scuola di Cantù intitolata al marito.
19 Novembre 2013

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
Dicembre: 2018
L M M G V S D
« Nov    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
farmacia Farmacie di turno farmacia

ospedale   Ospedali   ospedale

trasporti   Trasporti   trasporti
Colophon

Editoriale S.r.l.
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto