Acqua razionata a Magreglio. Il Comune: «Non siamo pazzi, manca per fatti oggettivi»

alt

La polemica di mezza estate

(l.m.) Il direttore di “Artù” Alberto Schieppati ieri sul “Corriere di Como” aveva richiamato l’attenzione sul caso dell’acqua a Magreglio, in una polemica sullo scarso livello dell’accoglienza turistica di cui il Lario è capace: «Nel paese dei ciclisti e delle sorgenti del Lambro, l’acqua è razionata da un paio di settimane e quando c’è scende dai rubinetti color marrone. Terra? Fango? Batteri? Qualcuno dia risposte serie, per favore», aveva detto Schieppati.
La risposta è

giunta ieri via telefono dal vicesindaco Paolo Ceruti. Ed è per le rime. «A Magreglio non manca l’acqua per volontà dell’amministrazione ma per fatti oggettivi. Non siamo un paese di pazzi, abbiamo ogni anno migliaia di turisti attratti dal simbolo ciclistico del Ghisallo e circa 2mila villeggianti», dice Ceruti.
«Per Schieppati – aggiunge – è una località montana, e quindi ciò basterebbe a garantire secondo lui un flusso costante. Non è così. Da studi e rilevamenti che abbiamo compiuto con esperti, si è constatato che il terreno roccioso non permette più di tanto di raccogliere le acque nel sottosuolo. E le fonti di approvigionamento disponibili possiamo dire di averle sperimentate tutte. Abbiamo pubblicato un’ordinanza lo scorso 12 agosto, che intima “a causa della siccità verificatasi in questi giorni” la sospensione dell’erogazione di acqua potabile dalle 23 alle 5 del mattino. L’abbiamo applicata solo quattro notti in tutto, quando è stato davvero necessario. Siamo consapevoli che l’acqua è preziosa per le attività produttive. Probabilmente terremo l’ordinanza in vigore ancora per qualche giorno. Mette in luce una prassi purtroppo frequente: vieta di annaffiare orti e giardini, il riempimento di piscine, il lavaggio di auto e qualsiasi altra attività che comporti “l’uso diverso di acqua potabile da quello del consumo umano”. Mi sembra parli chiaro. Purtroppo, è difficilissimo farla rispettare: molti annaffiano di notte con impianti automatici e non possiamo certo vigilare il territorio a tappeto».
E il fatto che l’acqua esca marrone? Pare sia un fenomeno annoso. «Abbiamo avuto segnalazioni in merito. Ma se un impianto viene ciclicamente chiuso, è naturale che l’acqua che torna a scorrere con una certa violenza nelle condutture smuova sabbie e scorie metalliche. Ma garantisco che è potabile, la peschiamo dalla falda freatica sotto il fondale del lago».
Il vicesindaco annuncia poi una novità strategica in chiave ecologica: «Nelle osservazioni al prossimo “Piano di governo del territorio”, inseriremo l’obbligo di vasche d’acqua piovana in tutte le case di nuova costruzione e anche in quelle ristrutturate. Un contributo concreto per risolvere una questione di lunga data».

Nella foto:
Paolo Ceruti

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.