Acus contro il divieto di circolazione in via Milano Alta

L'imbocco di via Milano Alta L’imbocco di via Milano Alta

La chiusura di via Milano Alta dalle 7 alle 9 del mattino ha come «risultato utile solo quello di fare cassa. Si tratta però di un atteggiamento ingiusto e si dovrebbe puntare all’abrogazione del divieto di circolazione».
Le parole sono dell’associazione civica utenti della strada (Acus) che per voce del suo presidente Mario Lavatelli torna a discutere del divieto in essere dai tempi dell’era Lucini e dell’idea, avanzata nei giorni scorsi dal sindaco Mario Landriscina, di sperimentare un periodo di circolazione senza questa limitazione al traffico.  Questo per verificare l’effettiva importanza del divieto di transito nelle ore di punta del mattino. Più volte in passato i commercianti della zona hanno espresso forti dubbi sulla reale utilità del provvedimento a fronte di un calo certo e certificato dai numeri nel loro giro d’affari causata dall’impossibilità dei clienti di trovare un posto nella via.

«La sanzione costituisce un incentivo al rispetto del diritto. Ciò implica un rapporto tra la norma che impone o vieta un comportamento e la norma che ne garantisce l’imperatività. Il rapporto funziona correttamente, nel rispetto del principio di legalità, se la norma primaria è ed appare giusta. In materia di viabilità la giustizia della norma primaria riguarda la sua rispondenza a criteri di razionalità, in assenza gli utenti della strada la ritengono sostanzialmente ingiusta. Tale convincimento non ne giustifica la trasgressione, ma l’abrogazione. Tanto vale per la disciplina della viabilità in via Milano alta, con la conseguenza che l’elevato numero delle trasgressioni ne dimostra l’irrazionalità e cioè il contrasto con le esigenze degli utenti della strada che dalle sette alle nove sono costretti a trasgredire per circolare», si legge nella nota di Acus.

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