Addio a Gauli, l’ultimo testimone di “Corrente”

Maestri lariani
Il pittore legato alla Valle Intelvi è morto ieri a Milano. Sarà sepolto a Verna
Lutto nella cultura comasca e addio all’ultimo esponente ancora in vita della stagione di “Corrente” che si sentiva «erede dei grandi Magistri Intelvesi». Il Lario piange la scomparsa del maestro Piero Gauli, nato a Milano il 6 giugno del 1916, dove è morto ieri mattina. I funerali, sabato, si svolgeranno a Verna, nella cappella di famiglia. Il pittore infatti era molto legato al territorio vallintelvese. Già da studente all’Istituto Superiore di Architettura di Venezia aveva fatto il suo
ingresso nel mondo dell’arte progettando ed eseguendo scenografie teatrali. Nel 1940, trasferitosi a Milano, era entrato a far parte del gruppo di “Corrente”, fondato da Ernesto Treccani, scomparso a sua volta nel 2009: fu il movimento meneghino d’arte espressionista nato attorno alla rivista “Corrente di vita giovanile”, poi zittito dal fascismo, di cui per primo Gauli osò sfidare gli atteggiamenti rinunciando alla clandestinità. Nel 1941 Gauli espone in una collettiva del movimento al fianco di maestri quali Birolli, Tassinari, Fontana e Sassu. Dopo la guerra, che lo vide sul fronte russo come ufficiale del reggimento di artiglieria alpina “Julia” e alla deportazione in un lager, Gauli si dedicò a ceramica e architettura d’interni.
«È fondamentale la conquista del proprio spazio psicologico, per un artista. Per me questo processo è stato reso possibile grazie al colore, che è la mia cifra dominante. È la mia autentica calligrafia, il mio marchio di fabbrica, da questo aspetto si può dedurre tutto il mio carattere», aveva detto al “Corriere di Como” qualche anno fa.
Gauli era forte e determinato come può esserlo chi ha combattuto a lungo sul fronte russo e ne è uscito, piegato forse ma non spezzato, anzi forse più capace, per reazione eguale e contraria, di tenerezza e slancio lirico. Fino al 2010 aveva aperto ogni estate la casa di Verna ereditata dal padre Luigi, con vista sul Ceresio, ad amici ed estimatori. E in agosto apriva anche il Museo “Piero Gauli” nella località vallintelvese, che aveva donato al Comune nel 2003. Gauli non aveva figli. Ha dipinto fino al 2010 nonostante l’età veneranda: oltre 8mila gli oli catalogati, 200mila le carte, migliaia le ceramiche. «Sapevamo di essere una élite che ha fatto del bene all’Italia», diceva il maestro riferendosi a “Corrente”, stagione creativa che vide nel colore la possibilità di esprimere sentimenti, emozioni e tensioni. Un artista a tutto tondo, Gauli: si definiva orgogliosamente «Alpino della Julia»: il cappello di ordinanza che gli ricorda quella maledetta ritirata a piedi di 800 chilometri è sempre stato nella stessa sala della casa di Verna. Per ricordare il maestro lariano, una visita non può mancare alla chiesa dei Santi Benedetto e Ambrogio di Verna, a due passi dal museo donato al Comune, dove Gauli ha celebrato in un ciclo di dipinti la vita del patrono di Milano e dove è conservata una sua “Via Crucis”. Sul viale della chiesa, spicca poi il monumento ai Caduti disegnato dall’artista, e dedicato ai caduti di Verna. «Al di là di tutte le trincee», recita l’epigrafe.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Composizione con le carte da gioco, una sua opera

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