Addio a Paolo Rossi, eroe dei Mondiali del 1982. A 19 anni giocò in serie A con il Como

Paolo Rossi

Il calcio italiano è in lutto per la scomparsa, all’età di 64 anni, di Paolo Rossi. La notizia è stata data nella notte dalla compagna Federica Cappelletti. Eroe e capocannoniere dei Mondiali del 1982 vinti dall’Italia, Rossi nella sua carriera ha vestito le maglie del Lanerossi Vicenza (il cosiddetto “Real”, secondo in serie A nel 1978), Perugia Juventus, Milan, Verona e proprio quella del Calcio Como.

Paolo Rossi al Vicenza

Paolo Rossi sul Lario non ha però avuto molta fortuna. Arrivò in prestito dalla Juve per il torneo 1975-1976 e non riuscì ad emergere. Per lui soltanto sei presenze e nessun gol. Il Como era neopromosso in serie A e retrocesse subito in B. Di quella squadra facevano parte, tra gli altri, il portiere rigorista Antonio Rigamonti, Silvano Fontolan, Simone Boldini, Roberto Melgrati, Claudio Correnti, Doriano Pozzato, Alessandro Scanziani, Mario Guidetti (che pure avrebbe militato nel “Real” Vicenza con Rossi), Renato Cappellini e Renzo Rossi.

Paolo Rossi al Como nel 1975

Paolo Rossi, dopo la non positiva esperienza lariana, fu rimandato ai bianconeri che lo girarono al Lanerossi Vicenza, dove si consacrò a suon di gol. Un cammino che lo avrebbe poi portato in Nazionale fino alle gioie di Spagna 1982.

«Il mio ricordo comasco? È totalmente lontano – aveva detto Paolo Rossi in una intervista al Corriere di Como qualche anno fa – È stata la mia prima esperienza da professionista, ma è stata una falsa partenza. Non mi è stata data neppure l’opportunità di mettermi in mostra. Arrivavo in prestito dalla Juventus, avevo 19 anni. Il Como era una squadra che non andava benissimo e in cui per me non c’era spazio. L’unico ricordo positivo è per la città. Almeno da un punto di vista ambientale mi sono trovato bene».

Paolo Rossi era giunto in azzurro grazie alla raccomandazione di Marco Tardelli. Il Como era neopromosso in serie A. L’allenatore era Beniamino Cancian. L’allora direttore sportivo Giancarlo Beltrami telefonò a Tardelli, che l’anno precedente aveva militato con la formazione lariana ed era poi passato alla Juventus e gli chiese se in bianconero ci fosse qualche attaccante giovane che potesse giovare alla causa del Como.

Paolo Rossi nella partita contro il Brasile a Spagna ’82

«C’è un ragazzo che durante le partitelle mi mette sempre in difficoltà. Si chiama Paolo Rossi» fu la risposta di Tardelli. Beltrami contattò Boniperti e l’accordo fu raggiunto, con l’attaccante girato in prestito agli azzurri.
Sulla sua permanenza lariana, Rossi non ha a dire il vero parlato molto volentieri, e anche nel suo libro Ho fatto piangere il Brasile lo spazio dedicato a quella negativa stagione 1975-1976 non era stato molto.

Ecco il suo racconto tratto dall’autobiografia: «Vado volentieri al Como, ma ancora una volta la strada è in salita. Forse non piaccio a Cancian, l’allenatore, forse fatico ad inserirmi in un ambiente nuovo che fa poco anche per aiutarmi. La città mi sembra fredda e poi, quando si perde con una certa regolarità, anche i rapporti all’interno dello spogliatoio diventano più complicati».
Beniamino Cancian, poi, venne licenziato dopo la sconfitta di Cagliari (11 gennaio del 1976). Arrivò Osvaldo Bagnoli. Ma le cose per Rossi non cambiarono. «Penso che sia la volta buona – prosegue il racconto – Invece anche lui sembra pensarla come il suo predecessore. Mi intristisco tra la panchina e qualche noia muscolare. Il tempo libero lo passo con alcuni compagni come Torrisi, Iachini e Guidetti, e purtroppo sento che attorno a me non c’è la minima fiducia, sono convinto che nessuno in società creda minimamente nelle mie possibilità di riuscita. Nemmeno dieci lire. Mi fanno esordire in serie A, a Perugia, poi mi concedono una sola partita intera, in casa, con la Fiorentina».

Per Rossi fu il momento peggiore: «Non gioco male, ma non sento alcun entusiasmo, nessuno mi incoraggia. Così quando su un cross dalla sinistra mi avvento per battere a rete e invece di colpire scivolo e cado, avrei già voglia di piantare tutto. Il pubblico mi fischia, io rientro negli spogliatoi sicuro che in questo stadio ho finito prima di cominciare. Presto vado a Torino e dico a Boniperti che a Como non voglio più rimanere. A due mesi dalla fine del campionato sono già del Vicenza». E proprio l’esperienza con il Lanerossi avrebbe segnato la svolta nella sua carriera, poi culminata con il Mondiale del 1982 e la conquista del Pallone d’Oro.

«La stima della gente mi fa molto piacere – aveva concluso il compianto attaccante nella sua intervista con il nostro giornale – forse ancora più oggi di quando scendevo in campo. Sono contento di sapere che dopo tanti anni c’è un ricordo bello, positivo e che ho procurato tante soddisfazioni agli appassionati».

Paolo Rossi Como

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