Addio al maestro Claudio Abbado. Il ricordo degli amici comaschi

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Lutto nella cultura – Il direttore del Conservatorio Foti lo ricorda «interprete straordinario» e sottolinea il suo impegno per i giovani musicisti
Anche il Lario piange la scomparsa di Abbado Nel 1979 diresse il “Requiem” verdiano in Duomo

Con il direttore d’orchestra Claudio Abbado, morto ieri mattina a Bologna, all’età di 80 anni, se ne va un grande artista, che ci ha resi orgogliosi nel mondo, e un rappresentante importante del nostro patrimonio culturale.
Anche Como ieri ha pianto la scomparsa del maestro. La manifestazione Autunno Musicale, sulla sua pagina Facebook, ha postato foto e locandina di un evento che fece storia il 14 gennaio 1979, la Messa da Requiem di Verdi diretta da Abbado nel Duomo di Como, con Mirella

Freni ed Elena Obrastzova nel cast.
«Una grave perdita», ha commentato ieri Barbara Minghetti, presidente dell’As.Li.Co., l’ente musicale che gestisce il Teatro Sociale di Como. «Un lutto per la cultura – ha aggiunto – che Abbado ha difeso sempre come un bene primario del nostro Paese e un valore insindacabile, e per questo sempre a fianco di enti e istituzioni chiamate a loro volta a difenderlo. Non a caso lo abbiamo avuto tra i testimonial del nostro progetto “Opera education” che comprende tante iniziative didattiche rivolte al pubblico dei più giovani».
La vicepresidente dell’As.Li.Co. Giovanna Lomazzi ricorda l’amico e collega Abbado con particolare commozione: «Lo seguo fin dai primi passi come direttore. E ho applaudito a Lucerna il suo ultimo concerto, lo scorso 26 agosto. Ha lasciato un vuoto enorme in un Paese sempre più povero sotto il profilo culturale».
Un’amicizia di lunga data, quella tra Abbado e Giovanna Lomazzi: «Ho vissuto con lui il debutto alla Scala, e seguito molte delle sue tournées all’estero. Quando non potevo essere in platea, mi sono industriata ad ascoltare le sue direzioni via radio, e proprio così, commuovendomi fino alle lacrime, ho ascoltato in una camera d’albergo il suo rtorno sul podio con i Berliner Philarmoniker, dopo la malattia. Inoltre ricordo con intensità soprattutto i concerti che Claudio tenne con il pianista Maurizio Pollini a New York poco dopo la tragedia dell’11 settembre: si fece portavoce, attraverso la sua musica, del desiderio della città americana di rinascere dopo tanto dolore. Ricordo con quanto entusiasmo Abbado partecipò a quel progetto, impegnandosi personalmente e dando un segno forte di solidarietà».
La cifra stilistica dell’interpretazione di Abbado, secondo Giovanna Lomazzi, è tutta nel suo Bellini (Capuleti e Montecchi), nel suo Rossini (Cenerentola, Barbiere e il Viaggio a Reims per la regia di Luca Ronconi) e naturalmente nel suo Verdi (Simon Boccanegra e Requiem): lì c’è la sua più autentica eredità artistica. Ma com’era, visto da vicino? «Aveva sempre un forte senso etico dell’impegno sociale come artista, ma come uomo era una persona schiva e seria, forse un po’ introversa con l’andare del tempo. Quando lo conobbi io da ragazzo era più espansivo, ci facevamo certe giocate a carte… Una persona gioviale. Ma sul podio poi si trasformava in un meraviglioso, indimenticabile e insostituibile grande artista. Tanto carismatico che tutti i grandi cantanti erano pronti a rinunciare a date e tournées per lavorare con lui. Così lui riusciva sempre a mettere insieme cast di livello stellare. Cosa che ha fatto fino all’ultimo».
Commosso anche il ricordo del direttore del Conservatorio, Bruno Raffaele Foti, che ieri ha ricordato la figura di Abbado a Roma, alla conferenza dei direttori dei Conservatori di musica italiani: «Il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza – ha detto – ci ha proposto di valutare come attribuire un’ingente erogazione di borse di studio a favore degli studenti intitolandole proprio alla memoria di Claudio Abbado. Che è stato un maestro impareggiabile e interprete straordinario ma anche animatore convinto di tutte le progettualità volte a favorire lo sviluppo, la crescita e la formazione musicale a livello giovanile, come dimostra il suo impegno nella fondazione della “European Community Youth Orchestra” e specialmente per la venezuelana “Simon Bolivar Youth Orchestra”».
«Ha inaugurato un modo del tutto nuovo di condurre un’orchestra, fatto di tenacia, impegno, dedizione e serietà – dice Bruno Dal Bon, direttore d’orchestra comasco e docente al Conservatorio Verdi oltre che ideatore e animatore dell’Università Popolare di Musica di Como – Sono affezionato soprattutto all’Abbado che ho conosciuto di persona, nei miei anni di studente, cioè al direttore scaligero che si è affermato a Milano facendo crescere l’orchestra del suo teatro e tutto il mondo culturale milanese. Le sue interpretazioni di Rossini e di Verdi rimarranno nella storia, in particolare quel Simon Boccanegra che ho avuto la fortuna di veder crescere personalmente alla Scala, con Abbado sul podio. In sintesi, credo che abbia davvero rifondato l’idea del direttore d’orchestra moderno e in questo senso può essere considerato come il prototipo della bacchetta modello».

L.M.

Nella foto:
Il grande direttore d’orchestra Claudio Abbado, morto ieri mattina a Bologna all’età di 80 anni

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